mercoledì 16 agosto 2017

Sierra Leone, si aggrava il bilancio dell'alluvione a Freetown. Tra le vittime più di cento bambini

Si scava nel fango a Regent, sobborgo di Freetown. Molti bambini tra le vittime. Nell'obitorio dell'ospedale di Connaught sono stati portati centinaia corpi, oltre cento sono quelli di bambini.


In lacrime il presidente della Sierra Leone, Ernest Bai Koroma, che ha parlato proprio dalla collina di Regent, una delle aree più colpite dalle frane di fango. "Abbiamo bisogno di aiuti immediati. La devastazione ci ha completamente schiacciati". Le vittime sono 400, più di cento sono bambini, almeno 600 i dispersi.

Le squadre di emergenza continuano a lavorare per salvare le migliaia di persone intrappolate in varie zone del Paese. Sono almeno seimila le persone rimaste senza casa a Freetown.

Sale il bilancio delle vittime e dei dispersi: secondo un portavoce del governo citato dalla Bbc, il numero dei morti è salito a 400, quello dei dispersi a 600. La Croce Rossa parla di 'corsa contro il tempo' per la ricerca dei possibili sopravvissuti. Le Nazioni Unite hanno mobilitato le loro squadre di supporto.

Moltissime famiglie, secondo le prime ricostruzioni, sono state travolte dall'acqua e dal fango mentre stavano ancora dormendo e, secondo il vice presidente del paese Victor Foh, centinaia di persone potrebbero essere sepolte sotto le macerie.

Tra le associazioni umanitarie che stanno prestando soccorso c'è anche Street Child che opera nella capitale dal 2009. "Quelli che vivono sulle pendici delle colline ai margini di Freetown, sono tra i più poveri abitanti della capitale. Coloro che sono sopravvissuti a questa tragedia hanno perso tutto. La capacità di aiuto da parte del governo è molto limitata", dice Street Child che lancia un appello: "È il momento di far arrivare aiuti con urgenza"

È sempre più drammatico il bilancio della frana che ha travolto un sobborgo di Freetown, capitale della Sierra Leone. I soccorritori sono ancora al lavoro e continuano ad estrarre corpi senza vita dal fango che ha travolto domenica le case del sobborgo di Regent.


Molte delle vittime sono bambini. Nell'obitorio dell'ospedale di Connaught a Freetown, dove sono stati portati 297 corpi, sono stati contati 109 bimbi, ha detto il ministro dell'Informazione, Mohamed Banguara. Le operazioni sono rese difficili dalla scarsità di mezzi e dalle conseguenze delle forti piogge degli ultimi giorni, con strade bloccate e 'black out' dell'elettricità.

Il governo ha proclamato sette giorni di lutto nazionale a partire da oggi. A mezzogiorno ora locale, le 14 in Italia, è stato osservato un minuto di silenzio in tutto il paese, mentre per questa sera è prevista una veglia inter-religiosa nello stadio di Freetown. E in giornata vi sarà una prima sepoltura di massa delle vittime, per far posto negli obitori all'arrivo di nuove salme. Adesso il pericolo sono le epidemie e il colera.

Papa Francesco ha inviato un telegramma di cordoglio all'arcivescovo di Freetown, Charles Edward Tamba, per le vittime dell'alluvione e dalla frana che hanno colpito lunedì 14 agosto la capitale del Paese africano. Il Pontefice si dice "profondamente rattristato per le devastanti conseguenze delle alluvioni che hanno trasformato le strade in fiumi di fango e che hanno sommerso decine di case"
(RaiNews)

Si scava nella collina "Sugar Loaf" (Pan di Zucchero), alla periferia di Freetowm

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Nigeria, triplice attacco kamikaze Boko Haram nel nord-est, 27 morti

A Mandarari, nel nord-est della Nigeria, tre donne hanno compiuto un attentato suicida uccidendo 27 persone e ferendone 83. Si pensa che le donne fossero prigioniere del gruppo islamista Boko Haram, noto per rapire donne e bambini per farli diventare attentatori suicidi.

La prima donna si è fatta esplodere nel mercato del paese, che si trova a 25 chilometri dalla città di Maiduguri, le altre due in un vicino campo profughi.


Negli ultimi anni 25mila persone sono morte e 2,7 milioni hanno dovuto abbandonare le proprie case a causa delle violenze compiute da Boko Haram e degli scontri tra il gruppo e l’esercito nigeriano.

Nel 2016 gli islamisti erano stati molto indeboliti, ma dallo scorso giugno è iniziata una nuova serie di attacchi in cui sono morte 143 persone prima degli attentati di ieri.
(The Guardian)

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Kenya, stretta sulle ONG e sui media in un dopo elezioni tormentato

Nella prima settimana dopo le contrastate elezioni generali dell’8 agosto si sono verificati episodi preoccupanti in sé e per il futuro del paese.


Le proteste nelle baraccopoli di Nairobi e a Kisumu, roccaforte del capo dell’opposizione sconfitto, Raila Odinga, sono state schiacciate dalla reazione spropositata delle forze dell’ordine, che hanno usato gas lacrimogeni e hanno sparato ripetutamente ad altezza d’uomo, uccidendo anche una ragazzina. Durante le manifestazioni, limitate, talvolta infiltrate da bande che si sono date al saccheggio ma generalmente pacifiche, ci sono stati almeno 24 morti, verificati dalla Commissione keniana per i diritti umani (Khrc). L’opposizione ne ha denunciato un centinaio.

Davanti a questo scenario, il capo della polizia e il ministro dell’Interno hanno più volte negato l’evidenza. Numerosi testimoni autorevoli li hanno richiamati alle loro responsabilità. Tra gli altri l’Associazione delle suore del Kenya (Aosk), che ieri ha fatto circolare il rapporto della visita di un suo team a Kibera, dove ha potuto raccogliere numerosi bossoli, vedere buchi di pallottole nei muri ad altezza d’uomo, sentire testimonianze degli abusi perpetrati in questi ultimi giorni. Circostanze documentate anche da molti giornalisti e fotografi nazionali e internazionali.

È iniziata, inoltre, una campagna di intimidazione dei mezzi d’informazione e della società civile locale. Due giornalisti sono stati brevemente arrestati con pretesti rivelatisi infondati. Due autorevoli organizzazioni sono state de-registrate dall'istituzione preposta al loro coordinamento (Ngo Coordination Board). Il provvedimento ha lo scopo di impedire che possano continuare ad operare.

Lunedì è toccato proprio alla Khrc. Martedì all'Africa Centre for Open Governance (AfriCog), il cui direttore è stato arrestato. In un’affollata conferenza stampa tenutasi martedì mattina, trasmessa in diretta da una delle emittenti keniane, in una trasmissione intitolata “E’ comincia la vendetta del Jubilee”, le due associazioni respingono al mittente le accuse sollevate contro di loro.

Amnesty International ha dichiarato che il tentativo di chiudere i gruppi che si occupano della difesa dei diritti umani è illegale e irresponsabile. Dure parole in proposito sono state dette anche dal vescovo della chiesa anglicana del Kenya.

Un clima ancora infuocato, in cui si aspetta il discorso che Raila Odinga ha promesso domenica durante un tour degli slum di Nairobi, dove è stato accolto da una folla oceanica. Nel discorso i suoi sostenitori aspettano indicazioni sull'agire politico futuro, mentre si moltiplicano le considerazioni, e le testimonianze, sulle numerose irregolarità che hanno caratterizzato anche questa tornata elettorale.
(Bianca Saini da Nairobi)

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lunedì 14 agosto 2017

Alluvione a Freetown, Sierra Leone. Una frana provoca 300 morti


Sierra Leone, oltre 300 morti nella capitale Freetown a causa di una frana provocata dalle alluvioni. “Distrutto un intero quartiere


Nella zona della frana, alla periferia di Freetown, le case che sorgevano ai piedi del monte Sugar Loaf sono state spazzate via dal fango e i soccorritori stanno provando con grande difficoltà a salvare le persone rimaste intrappolate.



Più di 300 persone sono morte e almeno 600 sono rimaste ferite a causa dei fiumi di fango che hanno investito tre quartieri di Freetown, la capitale della Sierra Leone, sommergendo case e strade. Lo riporta il Telegraph, citando fonti della Croce Rossa. I media locali riferiscono che tra le vittime ci sono almeno 60 bambini sorpresi nel sonno dai fiumi di fango.

Migliaia gli sfollati e il bilancio delle vittime potrebbe salire ancora

A provocare la maggior parte dei morti pare che sia stata una frana che ha travolto numerose abitazioni nell'area di Regent, sobborgo collinare di Freetown dove erano state costruite abusivamente numerose abitazioni.

Colpite anche le zone di Kissy Brook e Dworzak Farm. “È probabile che centinaia siano morti sotto le macerie”, ha annunciato a Reuters il vice-presidente Victor Bockarie Foh. Almeno 179, afferma la Croce Rossa, sono già nell'obitorio della capitale.

Nella zona della frana, racconta il The Sierra Leone Times, le case che sorgevano ai piedi del monte Sugar Loaf sono state spazzate via dal fango e i soccorritori stanno provando con grande difficoltà a salvare le persone rimaste intrappolate all'interno delle abitazioni.

Frane e allagamenti sono frequenti durante la stagione delle piogge nell'Africa occidentale, dove deforestazione e pianificazione urbanistica carente mettono a rischio i residenti.
(The Telegraph News)







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Burkina Faso. Attacco islamico in un ristorante per stranieri di Ouagadougou, 18 morti

Uomini armati hanno assaltato il locale e si sono asserragliati all'interno con degli ostaggi fino all'irruzione delle forze di sicurezza. Un francese e un turco tra le vittime.

Aziz Istambul, il ristorante di Ouagadougou preso d'assalto dai miliziani islamici

Le forze di sicurezza hanno messo fine all'attacco terroristico portato da miliziani jihadisti contro un ristorante frequentato da stranieri nel centro di Ouagadougou, capitale del Burkina Faso. Il bilancio dell'attentato è di diciotto vittime e diversi feriti. Uomini armati sono arrivati ieri sera davanti al ristorante turco "Aziz Istanbul" attorno alle 21 ora locale (le 23 in Italia), sparando sulla folla che mangiava nel patio e poi asserragliandosi all'interno con gli ostaggi.

Il ristorante si trova a poca distanza dal caffè 'Cappuccino' dove nel 2016 un attacco jihadista rivendicato da Al Qaeda causò 30 morti e 71 feriti, in gran parte stranieri.

Gli assalitori, secondo le testimonianze raccolte, sarebbero arrivati a bordo di pickup e su delle motociclette ed hanno aperto il fuoco sui clienti seduti sul patio del locale frequentato da molti clienti stranieri, e poi si sono asserragliati all'interno del locale.

Le forze speciali del governo dopo mezz'ora ha tentato un'irruzione ma senza successo. Spari sono stati uditi per diverse ore nei dintorni. I terroristi asserragliati in una parte dell'edificio che ospita il ristorante, hanno resistito fino a quando i militari arrivati in forze non hanno posto fine all'assedio.

Non si conosce il numero degli assalitori uccisi, mentre il numero delle vittime civili è stato confermato dalle autorità, al momento sono 18 e sono di diverse nazionalità, almeno uno è cittadino francese, un altro è funzionario locale sposato con un italiana. Ankara, dal canto suo, ha confermato che un cittadino turco è morto e un altro risulta tra i feriti.

L'attacco non è stato ancora rivendicato, ma negli ultimi anni il Burkina Faso è stato teatro di diverse azioni terroristiche di matrice jihadista. Nel dicembre 2016 una decina di militari rimasero uccisi nell'assalto a una base nel nord del paese. Due mesi prima un'altra azione era costata la vita a sei soldati e due civili. Ma l'attacco peggiore aveva avuto luogo nel gennaio precedente, quando un commando di Al Qaeda del Maghreb Islamico aprì il fuoco in un albergo e in un caffè uccidendo almeno 30 persone, tra cui molti stranieri.
(La Repubblica)

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Facebook "boccia" la mostra di Sgarbi. Troppe tette in bella vista in quei dipinti del XVI secolo


È da «bollino rosso», secondo Facebook, la mostra in corso a Gualdo Tadino, di cui è curatore Vittorio Sgarbi (co-curatore Antonio D'Amico), dal titolo «Seduzione e potere», con dipinti che raccontano la bellezza femminile tra '500 e '700.


«La mostra, racconta la direttrice del Polo museale gualdese, Catia Monacelli, è frutto di una lunga ricerca durata mesi, e persegue squisitamente scopi culturali, artistici e di alta valenza didattica, con opere di grandissimi maestri dell'arte italiana, da Simone Peterzano, maestro di Caravaggio a Milano, ai Tiepolo Giambattista, Giandomenico e Lorenzo»

In pratica, il Polo museale ha chiesto di divulgare su Facebook, dietro pagamento, lo spot della mostra. Ma l'inserzione richiesta «non rispetta le nostre normative pubblicitarie», ha risposto la società che gestisce il social media. Insomma troppe tette al vento in mostra nell'arte italiana.

Facebook dovrebbe pensare di più al razzismo, all'odio, e ai gruppi neo-nazisti che indisturbati prolificano sul suo social-network piuttosto che al "nudo artistico" delle belle ragazze.
(Maris)

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domenica 13 agosto 2017

Boko Haram attacca un villaggio nel nord-est della Nigeria, 60 case bruciate

Si teme ci siano molti morti. Nelle ultime settimane il gruppo jihadista ha intensificato le sue incursioni, che dal 2009 hanno causato più di 25mila vittime.

Foto aerea del villaggio di Gwoza, distrutto nel 2014 da Boko Haram

Nuovo attacco dei miliziani di Boko Haram nel nord-est della Nigeria. Il gruppo jihadista ha messo a ferro e fuoco un villaggio nella notte tra mercoledì 9 e giovedì 10 agosto e si teme ci siano molte vittime.

Nella notte bruciate 60 abitazioni. La comunità presa di mira da Boko Haram è quella di Ghumbili, che si trova nell'area sotto il governo locale di Madagali, nello Stato nordorientale di Adamawa, uno dei 36 stati federali in cui è suddivisa la Nigeria. Come confermato anche al "Daily Post" dall'Adsema, l'Agenzia statale per la gestione dell'emergenza, "l'attacco è avvenuto tra le 22.23 di mercoledì e le 3 di giovedì mattina". 

Non meno di 60 le abitazioni andate bruciate, come dichiara il presidente del governo di Madagali Yusuf Muhammed, che conferma anche che l'attacco è durato quattro ore.

Probabili morti nell'attacco. Il villaggio è stato saccheggiato dal gruppo jihadista, che prima di bruciare le case ha rubato le provviste. Nell'attacco è stato ucciso il bestiame, ma le autorità non hanno ancora fornito il numero esatto delle persone rimaste uccise o ferite. Secondo la polizia non ci sono vittime ma l'agenzia Agi sostiene che l'Adsema parla di "alcuni morti". Tuttavia, data l'entità dell'incursione, il timore è che il bilancio sia destinato ad aggravarsi. Gli abitanti che sono riusciti a scappare, invece, hanno trovato rifugio nella vicina Gulak.

Oltre 25mila le vittime di Boko Haram. L'attacco arriva a pochi giorni da quello in un villaggio vicino, Mildu, che aveva fatto sette vittime. Nelle ultime settimane si sono intensificate le incursioni nella zona da parte di Boko Haram. Da quando è cominciata la ribellione, nel 2009, i raid del gruppo estremista, che trova rifugio nella zona montuosa ai confini con il Camerun, hanno causato in Nigeria oltre 25mila morti e più di 2,7 milioni di sfollati.
(Sky TG24)

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sabato 12 agosto 2017

Kenya, l'opposizione denuncia cento morti tra cui molti bambini. Situazione grave nel post-elezioni

Scontri nella bidonville di Kibera, Nairobi

Altissima la tensione nel Paese, mentre gli oppositori contestano la vittoria del presidente Kenyatta. Scontri e guerriglia urbana a Nairobi iniziati subito dopo la proclamazione della vittoria di Uhuru Kenyatta, il presidente uscente.

Il Kenya si è risvegliato in un clima di violenza questa mattina. Almeno 12 persone, fra le quali un bambino di 9 anni, sono morte durante le proteste seguite alle elezioni che hanno visto la vittoria del presidente Uhuru Kenyatta. Ma l'opposizione parla dell'uccisione di "un centinaio di persone e fra questi 10 bambini". Fonti mediche e di polizia hanno riferito dei decessi, in un clima che ricorda quello del 2008, quando gli scontri violenti tra vittoriosi e perdenti,anche allora lo sconfitto era Raila Odinga, si portò a un bagno di sangue con centinaia di morti.

"Questo terrore di Stato è stato perpetrato in seguito ad una meticolosa preparazione", ha denunciato James Orengo, esponente della National Super Alliance (Nasa), in una conferenza stampa a Nairobi. Intanto la Commissione Diritti Umani del Kenya ha detto di aver contato 24 morti nelle proteste scoppiate nelle roccaforti dell'opposizione dopo le elezioni di martedì.

Solo a Nairobi, nella bidonville di Mathare, sono morte una decina di persone fra le quali una bambina di 9 anni. In questa stessa zona Medici Senza Frontiere ha soccorso 9 feriti. A Kisumu, nell'Ovest del paese, una persona è stata uccisa "da colpi di arma da fuoco e altre sono state ferite", ha detto il dottor Ojwang Lusi, responsable sanitario della contea. Nella contea contigua, quella di Siaya, la polizia ha confermato il decesso dell'autista di una moto usata come taxi.

Sempre nella giornata di ieri centinaia di poliziotti in assetto antisommossa si sono schierati nelle strade di Nairobi, per i timori di ulteriori proteste da parte dei sostenitori dell'opposizione. E infatti sono iniziati gli scontri nelle zone dove i pro-Odinga sono in maggioranza, come nella bidonville di Kibera, dove gruppi di giovani stanno lanciando pietro contro le forze dell'ordine.

Nel 2007, in seguito ad altre elezioni contestate in cui fu sconfitto Odinga, vi furono 1.200 morti e 600mila sfollati in scontri etnici post-elettorali.
(la Repubblica)

Questa mattina abbiamo contatto via WhatsApp la nostra amica Giulia Dal Bello, cooperante nella zona di Meru, nel Kenya Centrale, sulla situazione di queste ore. Ci ha risposto di non preoccuparci.

"Ciao a tutti, si, qui contestano e molti governatori e MP (l'opposizione) faranno ricorso ma c'è poco da fare. Qui bene, a Nairobi invece ci sono scontri ma noi siamo tranquilli. Io sono in zona Kenyatta (una zona a favore del presidente) quindi qua si fanno grandi feste per strada"

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venerdì 11 agosto 2017

Turismo, l'Egitto fa sconti per i turisti italiani. Ma prima di tutto la "Verità per Regeni"

Dal prossimo ottobre Air Cairo potrebbe attivare con un nuova linea aerea Malpensa-Sharm El-Sheikh.


Sharm El-Sheikh

Il prezzo batte la paura. A dirlo sono gli ultimi numeri sui flussi turistici verso l'Egitto. A farla da padrone sono soprattutto le low cost e i charter, con cui l'Autorità per il Turismo egiziana ha elaborato un programma di sussidi, come spiega ad ANSAmed il presidente dell'Egyptian Tourist Authority, Hisham El Demery.

È un fatto che 'oltre il 90 per cento degli italiani che vengono in Egitto lo fanno con voli charter e ora anche con le low cost'. Si continua a lavorare bene con i pacchetti, volo più albergo.

A fine ottobre, fanno sapere fonti dell'Autorità per il Turismo egiziano, Air Cairo dovrebbe aprire la prima tratta Milano Malpensa-Sharm el Sheik. Il vettore di proprietà di Egyptair, National Bank of Egypt e Banque Misr, che opera collegamenti settimanali da Hurgada e Sharm El Sheikh con diverse città europee, quali Stuttgart, Hannover, Dusseldorf, Copenhagen, Oslo, Billund, Belgrade, Tbilisi e Praga - potrebbe così entrare sul mercato italiano. Un mercato, ricorda El Demery, 'per noi molto importante e su cui la nostra azione è a 360 gradi'.

Le due campagne di promozione lanciate a settembre 2016 e giugno 2017, rimarca, 'hanno portato i turisti italiani a scegliere di tornare da noi'. "Sono molto fiducioso in merito ai dati di luglio e agosto e su quelli del prossimo inverno', conclude.

Gli ultimi dati relativi al solo mese di giugno parlano per l'Italia di 18 mila presenze a giugno, contro gli oltre 89 mila tedeschi e gli oltre 23 mila statunitensi, su di un totale di arrivi complessivi che supera i 532 mila visitatori.

Nel frattempo, fa sapere il direttore dell'Ente del Turismo egiziano in Italia, Emad Fathy, 'non abbiamo registrato cancellazioni di prenotazioni' in seguito all'attacco del 14 luglio a Hurgada, sul mar Rosso. In quell'episodio morirono accoltellate due turiste tedesche e una cittadina ceca.
(Ansa)


Boicottiamo il turismo verso l'Egitto
Prima la "Verità per Giulio Regeni"
C'è un'Italia che ha la memoria corta. Si è stracciata le vesti quando un suo concittadino, il giovane studente universitario Giulio Regeni è stato barbaramente torturato e ucciso al Cairo dalla polizia segreta egiziana gridando a squarciagola "Verità per Regeni", eppure continua a fare affari con il dittatore Al-Sissi, forse il vero responsabile di quell'atroce uccisione e di altre migliaia di "scomparse" di dissidenti politi.

Sul caso Regeni l'Egitto si è sempre fatto beffe dell'Italia e il ritiro dell'ambasciatore italiano è solo fumo negli occhi.

L'Egitto ora ha bisogno dei turisti, perché sul turismo si basa gran parte della sua economia, e l'Italia come niente fosse si accorda con quegli stessi egiziani che hanno ucciso Giulio.

È proprio vero, il tempo cancella tutto, perfino le ingiustizie, e l'Egitto ha contato proprio sulla memoria corta degli italiani per continuare a fare i suoi loschi affari, far sparire i dissidenti politici e a reprimere ogni forma di opposizione politica.
(Maris)

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giovedì 10 agosto 2017

Kenya, paese diviso dopo le elezioni

Risultati elettorali contestati in Kenya, scontri (per ora limitati) tra forze dell'ordine e oppositori che accusano brogli

I risultati, non ancora ufficiali ma finali, delle elezioni presidenziali dell’8 agosto danno la vittoria al presidente Uhuru Kenyatta con il 54,28%, pari a 8.043.470 voti. L’oppositore Raila Odinga segue con il 44,83%, pari a 6.643.819 voti.

Conteggio contestato da Odinga che con un tweet ha reso noto ieri quanto risulta invece dai conteggi delle postazioni della sua coalizione: 53,23% per il Nasa di Odinga, pari a 8.700.539 voti; 45,60% per il Jubilee di Kenyatta, pari a 7.452.944 voti. Totale dei votanti: 16.343.850. Odinga denuncia anche l'hackeraggio del sistema informatico.



In forza di questo, Odinga si è presentato alla conferenza stampa di ieri mattina come il vincitore. “Abbiamo raggiunto l’obiettivo”, ha dichiarato, e ha proseguito spiegando il motivo della differenza: l’hackeraggio del sistema elettronico elettorale e la mancanza del modulo 34A (Form 34A) con cui i risultati sono stati registrati e validati a livello di sezione elettorale prima, e di collegio poi. Questo modulo dovrebbe essere stato firmato dai componenti del seggio, dai rappresentanti di lista (in Kenya chiamati agenti) e da eventuali osservatori, e resi disponibili nel sistema in tempo reale.

La commissione elettorale dice che sta scannerizzando ora i moduli. Il Nasa sostiene che il processo adottato è in violazione della sentenza della Corte Suprema che ha stabilito che i risultati, anche per le elezioni del presidente, devono essere dichiarati a livello di circoscrizione, e non dalla commissione elettorale centrale, che ha solo il compito di sommare i dati risultanti dai moduli sopra nominati.

Su questo punto del processo elettorale ci sono stati aspri dibattiti durante la campagna elettorale, fino a quando il Nasa si è rivolto al tribunale che ha confermato la sua lettura della Costituzione e della legge elettorale. La Corte Suprema, cui la commissione aveva mandato la sentenza, ha confermato quanto detto dal tribunale.

Quanto alle prove presentate dal Nasa sull’hackeraggio del sistema, la commissione elettorale, con una dichiarazione del responsabile, Ezra Chiloba (che ha sostituito Chris Msando, trovato torturato e ucciso la settimana prima delle elezioni) ha detto: “Il nostro sistema per la gestione delle elezioni è sicuro. Non ci sono state interferenze esterne prima, durante e dopo il voto”. Ha aggiunto che, dopo un controllo “le dichiarazioni di hackeraggio non hanno trovato riscontri da parte nostra”. In precedenza, il presidente della commissione, Chebukati, aveva assicurato che avrebbe dichiarato i risultati ufficiali dopo la verifica delle Form 34A in originale.

Gli osservatori stranieri hanno dichiarato che le elezioni si sono svolte in modo regolare

Ma, ancora una volta, le elezioni lasciano il Kenya profondamente diviso, mentre la credibilità delle istituzioni, da entrambe le parti, riceve un altro duro colpo. Nonostante la situazione sia ancora molto tesa, sono stati finora limitati gli episodi di violenza. Questa mattina si contavano però 4 morti, due nello slum di Mathare, a Nairobi, gli altri a Kisumu, in scontri con le forze dell’ordine, dispiegate in gran numero.
(Bianca Saini, Nigrizia)





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Burundi. Nkurunziza, vuole farsi rieleggere anche nel 2020 e chiede soldi al popolo

Il presidente del Burundi Pierre Nkurunziza

Da circa un mese i cittadini del Burundi sono chiamati a partecipare ad una raccolta fondi lanciata dal presidente Pierre Nkurunziza per finanziare, attraverso le donazioni, le elezioni del 2020.

Una chiamata che finora, secondo fonti amministrative, non ha avuto un grande seguito. Una risposta prevedibile vista la grave crisi economica, sociale e politica che il paese sta vivendo da oltre due anni, dopo che Nkurunziza ha modificato la Costituzione riuscendo a farsi eleggere per un terzo mandato e instaurando un regime repressivo nei confronti del dissenso che ha causato la fuga di oltre 400 mila cittadini. La popolazione, inoltre, è tra le più povere al mondo, con un reddito pro-capite di circa 300 dollari al mese.

Nel tentativo di smuovere il sentimento patriottico nazionale, lunedì, il presidente ha dato l’esempio recandosi presso la banca centrale della sua provincia natale, Ngozi, nel nord del paese, e depositando il corrispettivo di quasi 2.500 euro in banconote nuove di zecca, in un conto dedicato al finanziamento delle elezioni 2020.

Nkurunziza ha poi spiegato alla stampa il significato del suo gesto: "È un gesto patriottico” ha detto, promettendo di raccogliere assieme alla sua famiglia la somma di 5 milioni e chiedendo a tutti un contributo. L'obiettivo è quello di finanziare le elezioni per evitare ancora una volta di dipendere da donatori stranieri, che non avevano esitato a sospendere il loro sostegno nel 2015, quando il presidente forzò la mano per poter restare al potere.

Commentando la mossa di Nkuruziza, Charles Nditije, presidente della Cnared, una piattaforma di opposizione in esilio, denuncia l’evidenza di "una marcia forzata verso un quarto mandato, diventato irreversibile" nonostante l’isolamento internazionale.
(Rfi Afrique)

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mercoledì 9 agosto 2017

Sud Sudan, l'esercito governativo conquista la città di Pagak, roccaforte dell'opposizione

L’esercito governativo ha conquistato la cittadina di Pagak, principale base dell’Splm-Io, il movimento armato di opposizione fedele all’ex vicepresidente Rieck Machar.

Pagak, sul confine con l’Etiopia, era l’ultima importante località nelle mani dell’Splm-Io. Vi si erano tenute anche le più significative riunioni del movimento e vi si erano prese le più importanti decisioni politiche e militari.

L’attacco, che è durato diversi giorni in tutta l’area, è stato sferrato e portato avanti fino alla conquista della cittadina nonostante il cessate-il-fuoco dichiarato dal presidente Salva Kiir. La ripresa dei combattimenti nell'area era stata condannata nei giorni scorsi dall'Unione Europea e dalla troika (Stati Uniti, Gran Bretagna e Norvegia) i tre paesi più influenti nel seguire l’evoluzione politica del Sud Sudan.

L’esercito governativo e l’Splm-Io si accusano reciprocamente di aver sferrato l’attacco che ha portato alla ritirata delle truppe dell’opposizione e alla presa di Pagak. Il portavoce dell’opposizione, Paul Lam Gabriel, ha sottolineato che la decisione di ritirare le proprie truppe è stata dovuta alla necessità di proteggere la popolazione civile dai bombardamenti cui la località era sottoposta. Il portavoce del presidente Kiir, Ateny Wek Ateny, ha invece dichiarato che l’esercito è entrato a Pagak in un’azione difensiva, perché era la base da cui partivano frequenti attacchi.

La presa di Pagak segnala che, al di là delle dichiarazioni pubbliche, il governo di Juba continua a perseguire una soluzione militare alla crisi che devasta il paese.
(Radio Tamazuj)

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