martedì 22 maggio 2018

Nigeria. Chiesa Cattolica in Marcia contro il massacro dei Cristiani

La Chiesa cattolica in Nigeria ha organizzato una marcia che si è svolta oggi, 22 maggio, per protestare contro i continui massacri di cristiani commessi dai pastori Fulani.


Non solo Boko Haram, quindi, ma anche i Fulani, etnia islamica dedita alla pastorizia nomade presente nel centro-nord della Nigeria.

Dall’inizio dell’anno più di 100 persone sono state uccise in questi attacchi. L’ultimo in ordine di tempo è stato commesso il 24 aprile nella parrocchia di Sant’Ignazio di Ukpor-Mbalom a Mbalom, nella Gwer East Local Government Area nello Stato di Benue.

Secondo un comunicato della Conferenza Episcopale Nigeriana, pervenuto all'Agenzia Fides, la marcia di protesta si terrà a Makurdi, la capitale dello Stato di Benue, che fa parte della cosiddetta Cintura di Mezzo (Middle Belt), nel centro della Nigeria che divide il Nord a preponderanza musulmana, dal sud in gran parte abitato da cristiani. Nello stesso giorno si terranno le esequie dei due sacerdoti uccisi il 24 aprile.

Nel comunicato il Segretario Generale della Conferenza Episcopale Nigeriana, padre Ralph Madu, ha invitato tutte le diocesi del Paese “ad organizzare raduni pacifici o processioni di preghiera o qualsiasi altra dimostrazione appropriata di solidarietà in concomitanza con la manifestazione di protesta a Makurdi

Padre Madu ha chiesto in ogni caso che il maggior numero possibile di persone si rechi a Makurdi per la dimostrazione nazionale.

"I Vescovi che possono recarsi a Makurdi per la messa funebre, sono incoraggiati a farlo, mentre preghiamo che questa direttiva sia comunicata al clero, ai religiosi e ai fedeli nel modo più efficace possibile

I Vescovi nigeriani, che a fine aprile si trovavano a Roma per la visita "ad limina apostolorum" (ovvero l'incontro che, ogni cinque anni, i vescovi di tutto il mondo hanno in Vaticano con il Papa per illustrare quali siano le particolarità che contraddistinguono la loro Regione ecclesiastica dal punto di vista religioso, sociale e culturale), avevano emesso un comunicato nel quale si erano detti scioccati e rattristati per il massacro nel quale erano rimasti uccisi i due sacerdoti, ed avevano accusato le autorità dello Stato di non fare tutto il possibile per mettere fine alle violenze, fino al punto di chiedere al Presidente Muhammadu Buharidi farsi da parte con onore per salvare la nazione dal collasso completo
(Agenzia Fides)




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sabato 19 maggio 2018

Repubblica Democratica del Congo. Ebola fa paura, 25 morti in pochi giorni

L’Oms: «rischio di contagio alto». Confermato un caso a Mbandaka, città di oltre un milione di abitanti. Già arrivate 4000 dosi di un vaccino sperimentale.


Ebola torna a fare paura
Nella Repubblica Democratica del Congo sono già stati registrati 45 casi (tra sospetti e confermati) con 25 decessi. Ma i numeri cambiano di ora in ora. Il primo focolaio è stato registrato a Bikoro, piccolo centro situato sul Tumba ma quel che più preoccupa gli operatori sanitari è che la malattia ha raggiunto l’area urbana. Un caso è stato infatti riscontrato a Mbandaka, il primo in una città di oltre un milione di abitanti situata a 130 chilometri dal centro in cui è stato osservato il primo focolaio. Nell'ultima ora un'agenzia ha confermato che i casi in città sono già tre.

L’evoluzione, spiega Peter Salama, inviato dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, potrebbe portare ad un «aumento esplosivo» dei casi. «Questo è uno sviluppo importante. Ora abbiamo un ebola urbano, che è molto diverso da quello rurale. Ora c’è il potenziale per un aumento esplosivo dei casi»

Rischio alto di trasmissione
Nell'ultimo rapporto Oms il rischio che il virus si diffonda ulteriormente nella Repubblica Democratica del Congo è passato da «alto» a «molto alto». Il rischio che la malattia si diffonda nel resto del mondo resta basso. La preoccupazione è aumentata proprio dopo che l’Oms ha annunciato il primo caso in città anche se il Comitato di emergenza dell’Oms ha dichiarato che l’epidemia in Congo non è per ora una emergenza internazionale di salute pubblica.

Gli aiuti della Comunità Europea
Per affrontare l’emergenza la Commissione Europea ha varato un pacchetto di aiuti umanitari urgenti per aiutare il contenimento del focolaio di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo. La prima misura è lo stanziamento di 1,5 milioni di euro per il supporto logistico alle operazioni dell’Oms e di ulteriori 130mila euro per la Croce Rossa Internazionale. Inoltre il servizio aereo umanitario della Protezione Civile Europea (Echo) sarà utilizzato per il trasporto di esperti medici, staff di emergenza e attrezzature nella zona interessata.

Il virus
Tra il 2013 3 il 2016 Ebola ha ucciso oltre undicimila persone soprattutto tra Sierra Leone, Liberia, Guinea, Nigeria. L’8 maggio scorso però il governo ha annunciato il ritorno di Ebola, ma l’arrivo del virus in un’area urbana sta spaventando le autorità visto che la malattia si propaga molto rapidamente e il tasso di mortalità è molto elevato (muore una persona su due).

Il virus si trasmette attraverso il contatto diretto con fluidi corporei di persone infette, motivo per cui sono a maggior rischio gli operatori sanitari e il personale delle organizzazioni umanitarie. L’incubazione dura da 2 a 21 giorni e i primi sintomi sono febbre, affaticamento, mal di testa, mal di gola. In questa fase è difficile distinguere Ebola da altre malattie come la malaria, la febbre tifoide o la meningite. Poi si verificano vomito, diarrea, eruzioni cutanee e sanguinamenti.

La nona epidemia di Ebola
«Questa è la nona epidemia di Ebola in Congo negli ultimi 40 anni. Finora, sono tutte scoppiate in aree remote e isolate, com'è stato per l’ultimo caso dello scorso anno a Likati, quando l’epidemia non si è diffusa», spiega la dottoressa Roberta Petrucci, membro di una delle équipe di emergenza di Medici Senza Froniere in azione. «Con i nuovi casi confermati a Mbandaka, la situazione è cambiata, ed è diventata più grave e allarmante, dato che la malattia ha raggiunto un’area urbana. È fondamentale monitorare il caso sospetto per avere una visione più chiara dei suoi spostamenti fino alla città. Stiamo lavorando a stretto contatto con il ministero della Salute e le altre organizzazioni sul campo per implementare una risposta coordinata, coerente e rapida per arrestare la diffusione dell’Ebola»


Il vaccino sperimentale
La strategia messa in atto dalle autorità sanitarie prevede il trattamento immediato e l’isolamento dei soggetti malati, tracciare i contatti, informare la popolazione sulla malattia: come prevenirla e dove cercare assistenza. Gli operatori sanitari sono al lavoro per rintracciare il più velocemente possibile le persone che sarebbero entrate in contatto con le persone malate. L’obiettivo è immunizzare queste persone con il vaccino che, seppur ancora sperimentale, si è rivelato efficace nell'epidemia del 2014. Sul territorio congolese sono già disponibili 4000 dosi di vaccino, ma la difficoltà nella somministrazione riguarda soprattutto le zone periferiche perché il farmaco va conservato a temperature molto basse (intorno ai -60 gradi).
(Corriere della Sera)




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sabato 12 maggio 2018

Sudan. Sposa bambina condannata a morte per aver ucciso il marito stupratore

Noura Hussein ha 19 anni. Quando i suoi genitori la diedero in moglie al suo carnefice ne aveva 13. Il mondo si mobilita per salvarla.


Online è partita la petizione con l'hashtag #justiceforNoura a cui si è unita anche la vice presidente della Camera, Mara Carfagna.

Condannata a morte per essersi difesa dal suo stupratore, il marito, uccidendolo con un coltello. Noura Hussein oggi ha 19 anni, vive in Sudan e tra 15 giorni sarà impiccata. Promessa sposa all'età di 13 anni, l'adolescente quattro anni fa si è ribellata a quella vita non scelta e ora attende nel carcere femminile di Omdurman la sua esecuzione. Per lei si sta mobilitando il mondo intero. #justiceforNoura è l'hashtag scelto per muovere la comunità social ed evitare, si spera, l'uccisione.

L'appello, già virale grazie alle attiviste musulmane, è arrivato in Italia con Antonella Napoli, giornalista e presidente di Italians for Darfur, che ha raccontato la triste storia di questa sposa bambina. "Noura aveva 13 anni quando i genitori la diedero in moglie a un cugino di secondo grado con il doppio dei suoi anni. Si è opposta con tutte le sue forze al matrimonio combinato, ma non è bastato". L'obiettivo è quello di scarcerare la ragazza, raccogliendo quante più firme possibile.



Alla petizione si è unita anche la vice presidente della Camera, Mara Carfagna. "Voglio unire la mia voce a quella di Italians for Darfour, di Amnesty International e di tutti coloro che in queste ore e in tutto il mondo si mobilitano sulle reti sociali con l’hashtag #justiceforNoura. Mi rivolgo all’ambasciatore italiano a Karthum Fabrizio Lobasso e all’ambasciatrice sudanese in Italia Amira Gornass perché vogliano intervenire per salvare questa vita e ottenere per Noura Hussein un giusto processo"


La sua storia è terribile
Nel 2012 Noura si sposa, appena tredicenne, con il solo rito religioso. Grazie all'aiuto di una zia riesce ad evitare che questo venga consumato. Due anni dopo, costretta dalla famiglia, la ragazzina si sposa nuovamente, questa volta legalmente. Da allora inizia il suo incubo. "È stata violentata dal marito con l'aiuto dei suoi familiari, chiamati a verificare che da quel momento fossero sposati anche di fatto". Una sola violenza è bastata a Noura per capire che voleva e poteva difendersi. Così, quando il giorno dopo il marito è tornato per stuprarla nuovamente, lei si è difesa, pugnalandolo. A consegnarla alla polizia la sua stessa famiglia.

I due avvocati di Noura, Adil Mohamed Al-Imam e Mohaned Mustafa Alnour hanno già presentato ricorso, ma se questo non venisse accolto la ragazza è destinata al patibolo. Uno di loro, ricorda Antonella Napoli, è già esperto in materia. Aveva difeso, infatti, Meriam Ibrahim, la donna incinta all'ottavo mese salvata dalla condanna a morte per apostasia.

"Raccogliamo quante più firme possibili da inviare al presidente del Sudan Omar Hassan al Bashir per chiedere la grazia e l'immediata liberazione di Noura"
(La Repubblica)

Firma l'appello per Noura

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mercoledì 9 maggio 2018

Nigeria e le fabbriche di bambini. Violentano le donne per poi vendere i neonati

A fine aprile in Nigeria hanno chiuso una delle tante "fabbriche dei bambini". Figli di madri violentate o non sposate, oppure donne ingravidate al solo scopo di procreare.


I figli indesiderati vengono venduti. La Nigeria fa quel che può per fermare questo traffico. Il problema è però in una cultura che non riconosce diritti ai neonati.

L’Africa può essere molto dura con i bambini. Tradizionalmente tutti desiderano avere dei figli in Africa e a nessuno è concesso di sottrarsi al dovere di procreare. I figli servono per assicurare la continuità del lignaggio, che è il primo compito di un uomo, e per preparare una vecchiaia assistita.

Di sicuro sono amati, talvolta in maniera eroica. Ma spesso prevale appunto il fatto che devono e possono servire a qualcosa, senza riguardo per le loro piccole esistenze, soprattutto se sono "bambine". Perché la loro vita meriti qualcosa nella società, alle figlie si infliggono mutilazioni genitali femminili, vengono maritate in cambio di denaro e costrette a matrimoni combinati, e perfino bambine usate come kamikaze dall'Islam integralista (Boko Haram) per fare attentati.

Sono tutte "tradizioni" funzionali alle economie di sussistenza, cardini delle società tribali che restano comunque in vigore, e nonostante leggi nazionali vietino queste pratiche sono rispettate da molti in virtù delle tradizioni o per puro interesse.

Il destino dei figli “inutili”. Quelli nati con caratteri fisici o psichici insoliti oppure in circostanze anomale (per esempio i figli di ragazze madri o nati fuori dal matrimonio) hanno il destino peggiore. Si possono e in certi casi si devono sopprimere, o almeno allontanare, per il bene della famiglia e della comunità: se disabili, perché sono un peso inutile e talvolta perché le loro anomalie sono segno di sfortuna, “portano male”. I figli altrui sono per definizione inutili. Poiché inoltre i bambini si considerano alla stregua di “pre-persone”, le società tradizionali non riconoscono loro dei diritti.

Ecco perché è così frequente e così facile che si abusi dei bambini, ci si approfitti di loro. Quelli albini, ad esempio, vengono rapiti, venduti, fatti a pezzi per realizzare potenti talismani.

In Mozambico la polizia è alla caccia dei criminali che hanno ucciso un bambino albino di 11 anni. Lo hanno rapito mentre la famiglia dormiva, lo hanno portato in un luogo deserto, gli hanno rasato la testa e gli hanno tagliato le orecchie. Alla fine lo hanno ucciso per essere sicuri di non essere riconosciuti e denunciati.

In Sudafrica sono stati rinvenuti i corpi di un bambino di 13 anni e di uno di 15 mesi rapiti a gennaio da uomini armati, il secondo oltre tutto catturato per errore, scambiato per albino senza esserlo.

In Nigeria il 26 aprile scorso 162 bambini, 100 femmine e 62 maschi, sono stati liberati in due orfanotrofi non registrati e in una “fabbrica di bambini” scoperti a Lagos.

Fabbriche di bambini”. Si chiamano così, in Nigeria, i centri clandestini in cui si ospitano neonati e minori destinati a essere venduti.
  • In alcuni casi si tratta di bambini nati da donne non sposate attirate nei centri con la promessa di essere assistite durante la gravidanza e il parto. Poi però i neonati vengono sottratti alle madri.
  • In altri casi le madri sono donne sequestrate e violentate allo scopo di metterle incinte e disporre poi dei figli.
  • Alcuni bambini sono venduti a persone che intendono adottarli e, se sono fortunati, li attende una vita serena e sicura.
  • Molti vengono costretti a lavorare nelle piantagioni e persino nelle miniere oppure sono portati in Europa e avviati alla prostituzione.
  • Altri ancora sono uccisi per scopi rituali o per espiantarne gli organi.
Quelli liberati nei giorni scorsi adesso sono al sicuro: “i bambini e gli adolescenti salvati sono stati portati in centri legali dove riceveranno cure e protezione” ha spiegato Agboola Dabiri, Commissario per i giovani e lo sviluppo sociale dello stato di Lagos. Alcuni dei bambini, anche tra i più piccoli, erano stati violentati e ora necessitano di speciale assistenza.

In Nigeria le “fabbriche di bambini” sono molte
A marzo, sempre nello stato di Lagos, è stata arrestata una donna originaria del Togo che, dicendosi ostetrica, convinceva delle donne incinte a concludere la gravidanza in un centro da lei gestito allo scopo di venderne i figli.

Un’altra “fabbrica di bambini” era stata scoperta a gennaio in un altro stato della federazione nigeriana, il Kaduna. In quell'occasione il Commissario per le questioni femminili e lo sviluppo sociale, Hajiya Hafsat Baba, aveva citato tra l’altro il caso di un uomo accusato di aver comprato un bambino maschio per 1.112 dollari e due bambine per 975 dollari. Proprio lo stato di Kaduna, in considerazione dell’elevato numero di bambini oggetto di compravendita, per cercare di mettervi fine ha proibito le adozioni, che spesso mascherano il traffico di minori, finché un nuovo regolamento per gli orfanotrofi in corso di elaborazione non verrà applicato.

La compravendita di minori non è un problema solo in Nigeria. In Etiopia, ad esempio, con il pretesto di organizzarne l’adozione da parte di coppie straniere, molti bambini vengono in realtà venduti a trafficanti che ne abusano e li impiegano all'estero nel settore della prostituzione.

Inoltre non sempre gli incaricati delle adozioni verificano con attenzione l’affidabilità delle famiglie richiedenti. La questione delle adozioni all'estero è nata nel 2013 quando si è scoperto che una bambina originaria dell'Etiopia era stata uccisa negli Stati Uniti dalla coppia che la aveva adottata. Dopo un lungo dibattito il parlamento etiope, all'inizio del 2018, ha decretato la sospensione delle adozioni all'estero. D’ora in poi gli orfani e i bambini in difficoltà dovranno essere assistiti dai servizi sociali e potranno essere adottati solo da famiglie etiopi. Tuttavia in Etiopia c’è poca disposizione alle adozioni, anche tra parenti, e si teme che adesso il destino di molti orfani sia di diventare bambini di strada.




Articolo a cura di
Maris Davis

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lunedì 7 maggio 2018

Firenze. Staffetta fino a Viareggio contro la tratta, in nome di Glory

È partita da Piazza Dalmazia a Firenze la staffetta "Un'altra strada è possibile". A Firenze abbiamo salvato Glory, oggi la 19enne nigeriana studia e si sta costruendo una vita.


Una corsa simbolica nei luoghi della prostituzione fiorentina e della Versilia
Circa cento persone con indosso le magliette gialle dell'iniziativa "Un’altra strada è possibile", hanno percorso a piedi la strada tra Piazza Dalmazia e il centro sportivo Paganelli di Viale Guidoni.

Da qui è partita la marcia verso Viareggio che ha visto la partecipazione di circa 500 podisti. Una staffetta che ha percorso le strade e i luoghi notoriamente frequentati dalle ragazze nigeriane costrette a prostituirsi.


La corsa è stata organizzata dalla Comunità Papa Giovanni XXIII in collaborazione con un cartello di associazioni e con il patrocinio del Comune di Firenze. L’evento fa parte della campagna “Questo è il mio corpo”, lanciata lo scorso luglio dalla Comunità Papa Giovanni XXIII.

L'obiettivo è quello di sostenere la proposta di legge ispirata al “modello nordico” che colpisce la domanda di prestazioni sessuali, sanzionando i clienti.

La corsa si è articolata lungo i 120 chilometri tra Firenze a Viareggio, un percorso che si è snodato tra i luoghi teatro di prostituzione e che ha visto più di 500 podisti marciare per 23 ore


Con l'unità di strada della Comunità, racconta la presidente della commissione Pari Opportunità e referente della comunità Serena Perini, siamo riusciti a salvare alcune di loro. Mi ha colpito la storia di Glory, una diciannovenne nigeriana costretta a prostituirsi sulle strade fiorentine che oggi vive in una delle nostre strutture e ha iniziato a studiare, ha il sogno di andare all'università. Sta cercando di riscattarsi.

Glory
La voce di Glory ha riempito Piazza Dalmazia. Il racconto della 19enne nigeriana è stato trasmesso poco prima della partenza. Glory era arrivata in Italia perché credeva che qui avrebbe avuto un lavoro invece alcuni suoi connazionali l'hanno costretta a prostituirsi. "La giovane aveva accumulato oltre 35 mila euro di debiti tra spese del viaggio e di sostentamento a Firenze anche per questo riescono a trasformarle in schiave". È stata la Comunità Papa Giovanni XXIII che ha contribuito a convincere il sindaco di Firenze Nardella ad adottare l'ordinanza anti-prostituzione.

Nell'esperienza delle unità di strada si è visto che l'unico modo che si ha per combattere questa schiavitù è colpire la domanda, ovvero il comportamento del cliente. Molte legislazioni europee già lo fanno. È il cosiddetto modello nordico adottato per la prima volta in Svezia, recentemente adottato anche in Francia (aprile 2016) e in Irlanda (dallo scorso marzo). Un modello raccomandato anche dal Parlamento Europeo.

Noi vorremmo una legge che sanzioni il cliente sul modello dell'ordinanza fiorentina. Nei giorni scorsi il primo cittadino ha fatto sapere che la polizia municipale avvierà una nuova fase di monitoraggio sulle strade fiorentine e nel caso in cui dovessero esserci tante ragazze, adotterà una nuova ordinanza.

Dove il modello nordico è già in vigore, ha portato ad una drastica dimunuzione della prostituzione proprio per il suo potere deterrente. Al contrario, nei Paesi in cui la prostituzione è regolamentata, il numero di prostitute pro capite è in crescita. Numerosi studi internazionali dimostrano che la legalizzazione porta a un aumento della domanda e dunque a un aumento della prostituzione e dello sfruttamento.


La legalizzazione è associata a una cultura in cui la prostituzione e la coercizione sessuale sono considerate normali, e in cui il corpo delle donne viene mercificato

Tra i presenti alla manifestazione sportiva anche l'assessora ai servizi sociali Sara Funaro e il presidente della commissione salute in Palazzo Vecchio Nicola Armentano. "È anche un problema di salute pubblica, i nuovi malati di Aids oggi sono eterosessuali, uomini e di una certa età. Non è più una malattia settoriale. Inoltre spesso succede che contagino le mogli o compagne che sono inconsapevoli delle frequentazioni sessuali del loro uomo"

I numeri
In Italia, sarebbero circa centomila le donne che si prostituiscono sia lungo le strade che al chiuso. Di queste, il 25 per cento sono minorenni e almeno l'80% sono sfruttate da mafie e racket. Stando ai dati dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, nel mondo le persone sfruttate a fini sessuali o lavorativi sono 21 milioni, di cui 5,5 milioni minori d’età. Il 75 per cento delle vittime di tratta, ai fini di sfruttamento sessuale, sono donne e ragazze minorenni.

La petizione
La legge Merlin del 1958 aveva previsto la non punibilità di chi si prostituisce e ha introdotto i reati di sfruttamento e di favoreggiamento della prostituzione, nonché il reato di induzione alla prostituzione.

Il fenomeno sociale della mercificazione del sesso è oggi completamente cambiato rispetto al contesto sociale in cui si era inserita quella legge: oggi la prostituzione è legata prevalentemente alla tratta di esseri umani. Con la Convenzione di Istanbul del 2011 è entrato nel nostro ordinamento il primo strumento internazionale in grado di vincolare giuridicamente gli Stati alla tutela dei diritti delle donne.

Nel 2003 fu fatto un primo tentativo di proposta di legge d’iniziativa popolare, mai discussa, che mirava alla punibilità del cliente. In pochi mesi, l’associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata da un prete diocesano di Rimini, don Oreste Benzi (che in 25 anni è riuscito a liberare più di settemila donne dalla schiavitù della prostituzione) raccolse ben 110.000 firme. Ora, la Papa Giovanni ci riprova con una nuova petizione: “La tratta di esseri umani e lo sfruttamento sessuale hanno come cause profonde la diseguaglianza tra uomini e donne e la povertà, aggravate dalle disparità etniche e da altre ingiustizie come i conflitti armati"

L'esercizio di una libertà esercita su una persona non libera
Le vittime appartengono alle categorie vulnerabili, in condizioni sociali e economiche sfavorevoli.

Andare con una prostituta è una “libertà” esercitata nei confronti di una persona che non è libera e non ha scelta: soggetti deboli, a volte poco più che adolescenti, privati dei documenti, sradicati dal loro paese, non in grado di difendersi e di reagire; donne vendute, costrette con la forza o ‘esportate’ con l’inganno.

Un consenso apparentemente libero è invece una catena di sopraffazioni che culmina con il cliente. Il "cliente" che conosce questa situazione, diventa lui stesso uno sfruttatore.

La prostituzione è sempre un abuso. "Il contrasto alla prostituzione va affrontato dal punto di vista del cliente”. Bisogna trovare le chiavi di lettura per un'emergenza che riguarda tutta Italia.
(La Repubblica)



Articolo a cura di
Maris Davis

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venerdì 4 maggio 2018

Prato, tre arresti tra la comunità nigeriana. Scomparsa una ragazza, forse è stata uccisa

Ragazze nigeriane, alcune minorenni, costrette a prostituirsi, vittime di violenze anche sessuali e di gruppo.


È quanto emerso da un'indagine condotta dai carabinieri di Prato e coordinata dal PM della Dda di Firenze Angela PietroiustiL'indagine prende in esame anche l'ipotesi di omicidio e occultamento di cadavere di una ragazza.

Tratta di nigeriane, smantellato un terribile giro di prostituzione. Sono figlie della povertà, dell'emarginazione e della superstizione che, ancora oggi, le induce a credere nei riti woodoo e a subirne la violenza. Sono le vittime di una vera e propria tratta di schiave, in molti casi addirittura giovanissime, spesso minorenni, tutte nigeriane e tutte costrette a prostituirsi, vittime di abusi e ridotte in un grave stato di sudditanza psicologica.

Nell'ambito dell'inchiesta sono state fermate tre persone, tutte di nazionalità nigeriana: due sorelle di 34 e 40 anni, e il marito della maggiore delle donne, 49 anni. I reati contestati sono, a vario titolo, tratta di esseri umani, sfruttamento della prostituzione e violenza sessuale.

Le indagini sono state avviate tre mesi fa, dopo che una delle giovani vittime sarebbe riuscita a fuggire. Da quanto emerso, le ragazze venivano mandate a Prato dalle loro famiglie: costo del viaggio dalla Nigeria 30mila euro che le giovani avrebbero poi dovuto ripagare prostituendosi. Dall’inchiesta è emerso che molte delle famiglie, anche condizionate per pratiche legate al woodoo, fossero a conoscenza della sorte toccata alle loro figlie.

Gli investigatori stanno valutando il caso una ragazza nigeriana che sarebbe scomparsa dalla casa di Prato dove sarebbero avvenute le violenze e le ragazze sarebbero state costrette a prostituirsi. In base a quanto emerso, ci sarebbero testimonianze in merito a una giovane ferita all'addome con una bottiglia dall'uomo poi sottoposto a fermo. Della giovane si sarebbero perse le tracce.

Dalle testimonianze agli atti dell'inchiesta della Dda di Firenze, la ragazza sparita veniva sfruttata dai tre connazionali che abitavano in un appartamento del centro di Prato, all'interno del quale, durante una festa dove venne consumata anche cocaina, il 49enne la ferì causandole una grave emorragia.

L'appartamento, a seconda dei periodi, avrebbe ospitato dalle quattro alle sei ragazze

La ragazza implorò l'uomo di portarla in ospedale ma lui non l'avrebbe aiutata. La giovane nigeriana, secondo quanto riferito dalle loro compagnae, sarebbe stata portata fuori dall'appartamento-prigione e poi mai più rivista. Scomparsa nel nullaGli inquirenti considerano molto concreta l'ipotesi che la giovane sia stata uccisa e poi sia stato occultato il cadavere.
(AdnKronos)

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