venerdì 15 dicembre 2017

Catania, arrestato prete pedofilo. Violenze e abusi su adolescenti che gli venivano affidati

Violenza sessuale su under 14. “Usava l’olio santo durante la violenza sessuale dicendo alle vittime che erano atti purificatori


Gli investigatori hanno accertato che il sacerdote, per esercitare pressione psicologica nei confronti dei genitori delle vittime che volevano denunciare, avesse millantato la possibilità di far intervenire esponenti della criminalità organizzata per costringerli a lasciar perdere.

Usava l’olio dicendo alle sue vittime che quello che facevano erano “atti purificatori”. In realtà, secondo la procura di Catania, padre Pio Guidolin, violentava ragazzini che gli erano affidati: giovanissimi in alcuni casi molto fragili. La scorsa settimana è stato arrestato dai carabinieri per violenza sessuale aggravata su minori per ordine del gip.

I carabinieri, su delega della Procura distrettuale, hanno eseguito nei suoi confronti una ordinanza di custodia cautelare in carcere. Le indagini hanno consentito di accertare che dal 2014 il sacerdote, “sfruttando il suo ruolo e approfittando della condizione di particolare fragilità di diversi ragazzini di età minore dei 14 anni provati da vicende personali che li avevano turbati, li avrebbe costretti a subire e compiere atti sessuali

Quando una delle vittime aveva opposto resistenza, rivelando gli abusi subiti negli anni, era stata isolata dalla comunità di fedeli: il ragazzino era finito sul banco degli imputati accusato di essere un calunniatore.

Gli investigatori hanno accertato che il sacerdote per esercitare pressione psicologica nei confronti dei genitori delle vittime che volevano denunciare, avesse millantato la possibilità di far intervenire esponenti della criminalità organizzata per costringerli a lasciar perdere.

Uno dei genitori delle vittime è stato denunciato per favoreggiamento personale. Quando il figlio aveva parlato con l’autorità giudiziaria avrebbe contattato il sacerdote per avvisarlo. La Curia, informata dell’indagine, ha allontanato dalla parrocchia il sacerdote, e don Guidolin è stato collocato in un’altra sede, privo di funzioni. La Curia ha inoltre avviato un processo canonico da parte del tribunale ecclesiastico.
(Il Fatto Quotidiano)

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Nigeria. Due ragazzine kamikaze costrette da Boko Haram provocano 4 morti a Gwoza

Due ragazzine kamikaze hanno ucciso quattro persone ferendone diverse altre a Gwoza, nel nord della Nigeria dove sono attivi i terroristi islamici Boko Haram.

Fonti ufficiali nigeriane hanno precisato che nella serata del giorno 11 dicembre forze di sicurezza locali dello Stato di Borno sono riuscite ad individuare una delle due attentatrici suicide sparandole contro e facendo brillare la sua cintura.

La seconda è però riuscita a mischiarsi fra la folla in una zona residenziale e a farsi esplodere, facendo quattro vittime e vari feriti ricoverati in ospedale.

In sei anni Boko Haram ha ucciso migliaia di persone in Nigeria e nei paesi confinanti, 25 mila secondo Amnesty International e l'Onu, che segnalano anche 2,7 milioni di sfollati.

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Ragazza nigeriana stuprata a turno dal branco. Tre nigeriani arrestati a Trento

Una donna nigeriana è stata stuprata da tre suoi connazionali in un parco di Trento. Gli stupratori erano tutti richiedenti asilo.

Va a fare visita ad un'amica e viene brutalmente stuprata. È la storia di una ragazza nigeriana che a Trento è stata violentata a turno da un branco di suoi connazionali richiedenti asilo. Dopo lo stupro e soprattutto dopo la testimonianza della vittima i tre nigeriani sono stati arrestati dalla polizia.

Si chiamano EHIMAMIGHO Emmanuel Social, di 28 anni, OBASUYI Kenneth Igbinosa, di 22 anni e OSAIGNOVO Osaro Kelvin di 19 anni i 3 nigeriani arrestati dalla squadra mobile di Trento per violenza sessuale di gruppo. Uno era ospitato alla residenza di via Brennero, un altro alla residenza Fersina, il terzo, al quale era stata respinta la domanda di accoglienza, viveva in un appartamento. Il fatto è successo nel parco di Maso Ginocchio.

L'hanno sorpresa mentre si trovava al bar. Questi tre "animali" l'hanno costretta ad andare nel vicino parco dove è avvenuto lo stupro di gruppo. Hanno abusato della donna a turno. Subito dopo la terribile violenza ha ragazza ha subito ulteriori minacce per impedirle di sporgere denuncia. Ma la ragazza ha deciso di raccontare tutto agli agenti. E così è scattata la caccia la branco.

La giovane nigeriana, all'atto della denuncia raccontava che, mentre si trovava nei pressi di un bar veniva minacciata e costretta da tre suoi connazionali a recarsi nel vicino parco. Qui gli uomini approfittavano sessualmente di lei, violentandola a turno. Dopo l’atto la minacciavano nuovamente di ulteriori ritorsioni se avesse chiesto aiuto alla Polizia.

La donna però, benché impaurita, riusciva a chiedere aiuto agli Agenti della Squadra Volante che immediatamente investivano dell’evento gli investigatori della Squadra Mobile.

Dopo i necessari riscontri la giovane nigeriana riconosceva senza ombra di dubbio i suoi carnefici che identificati e rintracciati da parte degli Agenti della Squadra Mobile, tratti in arresto in esecuzione del fermo di Polizia Giudiziaria. Nel corso delle attività di indagine emergeva che il gruppo nei giorni successivi alla violenza sessuale si stava organizzando per rifugiarsi all'estero, precisamente in Francia. Considerato quindi il pericolo di fuga e la gravità del reato la Squadra Mobile procedeva con la misura cautelare del Fermo di P.G. in carcere. La Polizia di Stato invita, qualora ci siano state altre violenze, altre donne a denunciare i fatti. C’è quindi la remota possibilità che per i tre, simili episodi non siano isolati.

A fronte di reati particolarmente degradanti per la dignità umana, commenta il capo della Squadra Mobile Salvatore Ascione, è fondamentale una risposta immediata ed efficace da parte della Polizia Giudiziaria che consenta non solo di assicurare alla giustizia gli autori di questo grave reato, ma anche di dimostrare che non esistono sacche di impunità dove i criminali possono insidiarsi"

Per la donna resta l'incubo di un viaggio a Trento per passare qualche giorno con un'amica che si è trasformata in una violenza barbara in un parco lontano dagli occhi dei passanti. È molto probabile che il branco possa essere processato per direttissima.
(La Voce del Trentino)

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mercoledì 6 dicembre 2017

"Diversamente bianco", odio razzista su mister Friuli

"Questo non ci azzecca proprio niente con il Friuli!", "Ma stiamo scherzando? Mr. Friuli dovrebbe essere dato a un friulano vero", "Ma non vi vergognate? Friulani doc non ce n'erano?"

Alioune Diouf
Il nuovo mister Friuli-Venezia Giulia ha 18 anni, gioca a basket e si allena negli under 20 della squadra di serie A della Apu Gsa. Si chiama Alioune Diouf, vive a Cividale del Friuli, nel convitto dell'Istituto tecnico che frequenta. Sta uscendo da poco con una ragazza e i genitori, che vivono in Senegal, hanno accolto con gioia la notizia della sua vittoria. È arrivato in Italia cinque anni fa insieme allo zio e si è integrato nella città che definisce "accogliente, bella, ricca di storia e molto operosa" anche grazie allo sport. Il sogno nel cassetto però è quello della moda. "Spero che la vittoria possa aiutarmi ad arrivare a Milano, mi piacerebbe molto sfilare per Gucci"

Esplode la polemica sul web per l'elezione di Alioune Diouf a Mister Friuli-Venezia Giulia 2017. Giocatore di basket e studente di quinta superiore, il 18enne di Cividale che sogna di fare il modello a Milano è il primo Mister di colore della storia del concorso di bellezza regionale.

La sua elezione a Mister Friuli è stata accolta con entusiasmo. Ma non da tutti. Molte sono state le critiche ricevute sui social, e numerosi anche i commenti a sfondo razzista.

"Non mi piace ricevere gli insulti, è dura ma preferisco non rispondere alle critiche. Sono abituato a trasformare le difficoltà in un motore per andare avanti, per guardare al domani con positività. Per me è normale aver vinto, non tutti però sono pronti a vedere uno straniero primeggiare in alcuni settori. Le regole del gioco però non le faccio io, è il gioco che sta cambiando"

Fin qui nulla di strano, se non fosse per il fatto che le sue origini senegalesi hanno fanno storcere il naso a decine di friulani e non, indignati per l'incoronazione di "un diversamente bianco", secondo loro eletto "per gridare al mondo che il Friuli non è razzista"

In poche ore quindi Diouf è diventato il bersaglio di numerosi 'haters', che su Facebook hanno commentato negativamente la notizia della sua vittoria.
  • "È uno scherzo vero? Di cattivo gusto",
  • "Questo qui rappresenta il Friuli? Siamo messi proprio bene! Oltre a vergognarmi di essere italiana ora posso anche vergognarmi di essere friulana",
  • "Questo non è friulano neanche dopo una settimana a mollo nella varechina"
Questo si legge tra i vari commenti. Ma tra coloro che lamentano la perdita dell'identità regionale e coloro che prendono le difese del ragazzo accusando i suoi detrattori di razzismo c'è infine chi, ignorando le polemiche, ricorda a tutti il vero significato del concorso: "Era il più bello quindi meritava di vincere"
(Adnkronos)

Tutta la solidarietà di Foundation for Africa a Alioune Diouf, arrivato in Friuli da adolescente e che si è integrato molto bene nel tessuto sociale in cui vive, studia e fa sport

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venerdì 1 dicembre 2017

On the Road, il documentario del Gardian che racconta la tratta delle nigeriane sulla "Via dell'Amore"

Si intitola "On the Road" e racconta la tratta di donne dalla Nigeria a partire da una strada in particolare: quella della Bonifica al confine tra Marche e Abruzzo.


"On the Road" è un documentario realizzato da The Guardian, una delle più importanti testate inglesi, per raccontare la prostituzione in Italia. On the Road è anche il nome dell’associazione che aiuta le donne vittime della tratta proprio tra Marche e Abruzzo.

Strada della Bonifica, è una strada provinciale di circa 15 chilometri al confine tra Marche e Abruzzo, e che è paradossalmente soprannominata “Via dell’Amore” perché centinaia di donne si prostituiscono giorno e notte. Sono soprattutto donne e ragazze nigeriane, molte delle quali sono state portate illegalmente in Italia. Sono sfruttate sessualmente per ripagare il debito contratto con "il viaggio" (un debito che varia dai 25 ai 40 mila euro, ma può arrivare anche oltre) e vengono convinte sia con le minacce che con la superstizione e riti wooodoo.

La Strada della Bonifica, detta anche la "Via dell'Amore"


La strada è stata raccontata da un documentario pubblicato sul Guardian e girato da Piers Sanderson, regista inglese che vive da diversi anni a Senigallia con la famiglia. Nel documentario si parla degli italiani che lavorano e vivono in quella zona, delle storie di alcune donne costrette a prostituirsi e di “On the Road”, la onlus locale che da anni è impegnata con le donne vittime di sfruttamento.

Il documentario, che prende il nome proprio dall'associazione e che dura circa venti minuti, segue in particolare una donna, un’ex prostituta nigeriana che ora lavora come mediatrice culturale per la stessa onlus.



La tratta di ragazze dalla Nigeria è stata raccontata da noi di Foundation for Africa molte volte. Il numero di donne fatte arrivare in Italia è aumentato in maniera esponenziale negli ultimi anni, passando dai 5.000 ingressi nel 2015, agli 11.000 del 2016, e ai quasi 9.000 registrati fino a settembre di quest'anno.

Le donne nigeriane vittime della tratta sessuale non sono come i profughi che hanno abbandonato i campi di battaglia in Siria o che scappano dalle guerre in Afghanistan e Iraq. E non sono nemmeno in fuga da regimi particolarmente repressivi come quello dell’Eritrea. Scappano dalla povertà e dalla mancanza di futuro in paesi molto popolosi dove solo una minuscola élite controlla la ricchezza e il potere.

Nella maggior parte dei casi partono con l’assicurazione di una nuova vita e di un lavoro che permetterà loro di ripagare il viaggio che hanno intrapreso. Una volta arrivate in Italia vengono però ridotte alla schiavitù sessuale, e molte di loro rimangono per anni nella mani dei trafficanti e delle mamam che le costringono a prostituirsi per ripagare il debito.

Il prezzo di una "prestazione" è mediamente di 20 euro, ma più essere anche più basso. Queste ragazze sono costrette a lavorare ogni sera e anche durante il giorno, spesso devono provvedere da sole a vitto e alloggio e vengono picchiate e maltrattate dai loro protettori o protettrici se non portano abbastanza denaro. Se restano incinte, sono poi costrette a subire aborti praticati illegalmente e dunque non sicuri.

Uscire da questo meccanismo è molto complicato. La pressione psicologica legata al potere dei giuramenti sciamanici (woodoo) ha infatti in questo meccanismo un ruolo molto importante. Poi ci sono gli stretti controlli delle cosiddette mamam, figure chiave nella rete dei trafficanti: raccolgono i soldi e controllano le azioni quotidiane di queste ragazze.

l documentario "On the Road" racconta la vita di queste migranti, che per diversi motivi, spesso dietro ricatti e violenze, sono state costrette a prostituirsi, descrive la crescente intolleranza degli italiani verso questo tipo di attività, e il difficile mestiere della ONG che prova a tutelare queste "ragazze-schiave"

La Onlus “On the Road” si è costituita come associazione di volontariato nel 1994 per rispondere all'incremento del numero di donne costrette a prostituirsi nel territorio della Bonifica del Tronto, al confine tra Marche e Abruzzo. Nel corso degli anni è diventata un’organizzazione strutturata formata oggi da circa cinquanta persone che lavorano sopratutto su tratta e sfruttamento, accoglienza dei migranti e violenza di genere.





Articolo a cura di
Maris Davis

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Somalia, più di diecimila rifugiati a Mogadiscio in un solo mese

Profughi somali

Sono stati più di diecimila i somali costretti a lasciare le proprie abitazioni per rifugiarsi nella capitale Mogadiscio nel solo mese di novembre. Lo ha calcolato l’ong norvegese Norwegian Refugee Council (Nrc). Questi sfollati si aggiungono a circa un milione di persone che da gennaio sono sfollati a causa della siccità e degli scontri tra le forze governative e il gruppo islamista Al-Shabaab.

I campi che ospitano i rifugiati sono allo stremo” ha detto Victor Moses, direttore di Nrc in Somalia. “Sono sovraffollati e ultimamente stanno arrivando per lo più famiglie. Molti scappano sia dalla siccità che dalla violenza e questa doppia crisi li può spingere oltre il limite”. Moses ha poi fatto appello alle nazioni coinvolte nel conflitto affinché la smettano con i bombardamenti.

Il governo somalo, nel conflitto contro Al-Shabaab, riceve supporto aereo da Stati Uniti e Kenya. In Somalia è dispiegata una missione di pace dell’Unione Africana, che pure sostiene l’esecutivo di Mogadiscio contro l'estremismo islamico degli Al-Shabaab.
(Agenzia di Stampa Dire)

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martedì 28 novembre 2017

Castel Volturno, violenza di gruppo su una ragazza nigeriana

La mafia nigeriana a Castel Volturno esiste, è potente ed è molto pericolosa”. L'avevano fatta fuggire dal Cara di Foggia, ma lei non si voleva prostituire, e così hanno chiamato il branco per punirla.


Il fatto è accaduto il 18 novembre a Castel Volturno, in un appartamento nei pressi del parco del Saraceno. La testimonianza di altre due ragazze nigeriane presenti nell'appartamento che sono state obbligate ad assistere allo stupro della loro amica.

Subito dopo il fatto le due testimoni sono fuggite e si sono subito rivolte ai carabinieri. All'arrivo dei carabinieri sul luogo della violenza, circa mezz'ora dopo l’allarme, gli aggressori si erano già dati alla fuga. La vittima è stata ricoverata in ospedale in stato di shock e ha confermato la violenza. Ricercata la titolare dell'appartamento, una donna nigeriana di 38 anni e quasi certamente la mamam che ha "commissionato" lo stupro, che al momento risulta irreperibile.

La "vittima", una giovane nigeriana di 19 anni, sarebbe stata fatta fuggire alcuni giorni prima dai suoi aguzzini da un centro d’accoglienza di Foggia e portata a Castel Volturno per essere avviata al mondo della prostituzione. Al suo diniego di "scendere in strada" l’avrebbero immediatamente violentata, come fanno per ogni nuova nigeriana che arriva in Italia.

Le due testimoni e la vittima sono state portate in una casa protetta.
(Il Mattino)

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