venerdì 22 settembre 2017

La Nigeria e lo spettro del Biafra

Con l’avviso apparso lo scorso 12 settembre sul sito web di Viaggiare Sicuri il Ministero degli Esteri italiano ha informato i connazionali che intendono recarsi in Nigeria del rischio di incappare in manifestazioni e proteste previste nella Nigeria sudorientale ed in particolare negli stati di Abia, Akwa Ibom, Bayelsa, Delta, Edo, Imo Ondo e Rivers.

Manifestazione del popolo Igbo a favore del Biafra indipendente

Le manifestazioni attese sono organizzate dalla “Coalition of Niger Delta Agitators” e non si tratta di una novità: l’Esercito della Nigeria, dal canto suo ha annunciato il lancio dell’operazione Python Dance II nel sud est del paese che si sviluppa dal 15 settembre al 14 ottobre per controllare i criminali violenti, gli agitatori e altre forme di criminalità.

L'operazione Python Dance (la prima) fu lanciata tra il 27 novembre e il 27 dicembre 2016 per contrastare sequestri, banditismo armato e altri crimini, ottenendo grandi risultati. Si lascia intendere, dunque, che la reiterazione delle operazioni militari sia dovuta da un lato al successo ottenuto con le precedenti e dall'altro alla necessità di fare fronte al medesimo tipo di criminalità. Ma così non è.

La testata “News24 Africa” ha dato notizia del coprifuoco di tre giorni, dall’alba al tramonto, imposto nel sudest della Nigeria indetto dal Governatore dello stato di Abia a causa delle crescenti tensioni tra i sostenitori di pro-Biafra e la polizia. Nei giorni scorsi si sono avuti scontri con le forze armate dei sostenitori del popolo indigeno di Biafra, Indigenous People of Biafra (IPOB), che si batte per l'indipendenza per il gruppo etnico Igbo: motivo degli scontri, l’uccisione di cinque membri del movimento, notizia però considerata come "non vera" dall'esercito.

Il leader dell’IPOB, Nnamdi Kanu, con doppia cittadinanza, nigeriana ed inglese, accusato di un crimine insignificante, prima in custodia dell’autorità, in attesa della ripresa del suo processo nel prossimo mese di ottobre, e poi liberato nello scorso mese di aprile, non si sa dove sia attualmente ed è nuovamente ricercato.

Anche un altro gruppo separatista, il Movimento per la Realizzazione dello Stato Sovrano di Biafra "Movement for Actualisation of the Sovereign State of Biafra" (MASSOB), ha chiesto il ritiro dei militari. Il suo leader, Madu Uchenna, sostiene che MASSOB e IPOB sono agitatori pacifici che rivendicano i propri diritti all'autodeterminazione. Uchenna ha accusato il governo di "trasformare il sud-est in una zona di guerra" e ha detto che dovrebbero permettere ai tribunali di determinare il destino di Kanu.

I gruppi di diritti umani hanno accusato i militari degli abusi nel tentativo di mantenere l'ordine, sostenendo che almeno 150 sostenitori pro-Biafra sono stati uccisi negli ultimi due anni

La Nigeria da tempo sta soffrendo tensioni etniche, che si sono accentuate dall'elezione di Muhammadu Buhari alla presidenza dello Stato Federale. Buhari è inoltre gravemente ammalato e negli ultimi mesi si è assentato dal suo incarico a più riprese, e per un totale di 104 giorni è rimasto lontano dalla Nigeria.

Buhari ha ripreso pienamente le sue funzioni soltanto il 19 agosto scorso, ma a seguito dell’instabilità provocata dai disordini di queste ultime settimane, ha voluto manifestare la sua presenza convocando la stampa e rilasciando una ferma dichiarazione, secondo cui l’unità del Paese “non è negoziabile

Va ricordato che durante la guerra civile del Biafra (1967-1970) l’attuale presidente Buhari prestava servizio nell'esercito nazionalista col grado di maggior generale.

Giova anche ricordare che i problemi dovuti all'instabilità del Paese non sono stati limitati all'indipendentismo delle popolazioni del Biafra, nella stessa area del sud-est nigeriano, legata all'estrazione del petrolio ed al suo sfruttamento (Niger Delta) si sono sviluppati lunghi e sanguinosi conflitti legati al MEND, Movimento per l’Emancipazione del Niger Delta, cessati intorno al 2012. Ora al posto del MEND si sono formati decine di gruppi armati pro-Biafra che agiscono in modo indipendente l'uno dall'altro.
(italiani.net)

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Gentiloni all'ONU. Il futuro dell'Europa è in Africa

L'intervento all'Assemblea generale del Primo Ministro italiano.

Sulla Libia. La stabilizzazione è una priorità, dialogo inclusivo rifiutando ogni ipotesi di soluzione militare. No alla costruzione di barriere, "non possiamo cavarcela da soli". E difende l'accordo con l'Iran sul nucleare. Al Palazzo di Vetro Gentiloni sottolinea la necessità di un approccio multilaterale alle crisi.

Intervento di Gentiloni alle Nazioni Unite
È un discorso all'insegna del multilateralismo quello del presidente del Consiglio al Palazzo di Vetro a New York. "Il futuro dell'Europa è in Africa" dice Paolo Gentiloni nel suo intervento all'assemblea generale dell'Onu. "L'Italia è già promotrice di un vero partenariato con i paesi africani. È investendo in Africa che si affrontano anche le cause profonde delle migrazioni, in primis le disuguaglianze economiche e demografiche. L'approccio integrato e strutturale in cui crede l'Italia sta già dando i primi risultati positivi".

Sull'immigrazione serve una risposta globale
"L'Italia è e vuole restare un Paese di accoglienza, pur nella consapevolezza del legame inscindibile fra il principio di solidarietà e quello della sicurezza", dice il premier al Palazzo di Vetro. "Ma per consolidare la nostra azione abbiamo la necessità di una risposta globale al fenomeno migratorio, che parta dalla Ue e tocchi l'intera comunità internazionale".

Priorità alla stabilizzazione della Libia
"La Libia è il tassello fondamentale per restituire al Mediterraneo Centrale il proprio ruolo storico di motore di civiltà, pace e sicurezza. La sua stabilizzazione è un obiettivo prioritario, che dobbiamo raggiungere attraverso un dialogo inclusivo, nel quadro dell'Accordo Politico, rifiutando qualunque velleitaria ipotesi di soluzione militare", spiega Gentiloni.

Non costruire barriere, non possiamo cavarcela da soli
"L'Italia sostiene l'impegno del Segretario Generale nella prevenzione dei conflitti. Prevenzione significa tutto, tranne costruire barriere. Significa soprattutto realizzare uno sviluppo inclusivo e sostenibile. Non possiamo cavarcela da soli di fronte alle minacce derivanti da regimi autocratici, crisi ambientali, terrorismo. La risposta può essere soltanto comune", avverte il premier.

Insieme contro il terrorismo
"Per sconfiggere il terrorismo occorre tempo, coraggio e unità di intenti. La sempre più evidente perdita di terreno di Daesh in Iraq e Siria ha dimostrato che possiamo farcela insieme. La vittoria sul terreno non è però sufficiente", dice il presidente del Consiglio. "Il fanatismo e l'ideologia di Daesh continuano a mietere vittime e terrore nelle nostre città".

Gentiloni difende l'accordo nucleare con l'Iran
Poi il premier difende l'accordo sul nucleare iraniano. "Crediamo che la comunità internazionale debba assicurare che il Joint Comprehensive Plan of Action rimanga una storia di successo nell'ambito degli sforzi globali di contrasto alla proliferazione di armi di distruzione di massa. Allo stesso tempo, siamo convinti dell'importanza di una piena e integrale applicazione della Risoluzione Onu 2231".

Il cambiamento climatico è un'emergenza
Il cambiamento climatico è "un'emergenza le cui conseguenze sociali sono già tragicamente evidenti. Basti pensare agli oltre duecento milioni di sfollati che dal 2008 al 2015 sono stati costretti a lasciare le loro terre per i devastanti effetti dei fenomeni climatici", dice Paolo Gentiloni, senza fare riferimento esplicito alle polemiche sulla posizione di Donald Trump che ha ritirato gli Usa dall'accordo di Parigi sul clima Cop 21 del dicembre 2015.

Caso Regeni
Per Italia obbligo morale cercare la verità Per l'Italia è un obbligo morale quello di continuare a cercare la verità sul caso Regeni. Lo sottolineano fonti che hanno partecipato all'incontro di New York tra il premier Paolo Gentiloni e il presidente egiziano al-Sisi. E in questa direzione deve essere letto il ritorno dei due ambasciatori, anche per moltiplicare gli sforzi di collaborazione giudiziaria sul caso. È un impegno preciso dell'Italia, inoltre quello di continuare, anche attraverso l'azione dell'ambasciata italiana in Egitto, a mantenere viva la memoria della figura di Giulio Regeni.
(Rai News)



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lunedì 18 settembre 2017

Nigeria del nord, tre kamikaze si fanno esplodere a Mashimari. Almeno 15 le vittime

Almeno 15 i morti, in maggioranza donne, e 43 i feriti. Poco prima i miliziani Boko Haram avevano preso d'assalto il villaggio sparando all'impazzata e costringendo la gente ad uscire dalle case.


Le autorità militari nigeriane hanno reso noto che almeno 15 persone sono state uccise e 43 sono rimaste ferite in un triplice attacco suicida nel villaggio di Mashimari, nello stato settentrionale di Borno.

Bello Dambatta, responsabile delle operazioni di soccorso, ha riferito che la maggior parte delle vittime sono donne e che i feriti sono stati trasportati negli ospedali di Maiduguri e Konduga.

Prima che i tre kamikaze si facessero saltare in aria, uomini armati avevano preso d'assalto al villaggio sparando all'impazzata, spingendo la gente a uscire dalle case e a fuggire nelle strade. Molte persone ricoverate sono in condizioni molto gravi.

Il villaggio di Mashimari non è lontano da un grande campo di sfollati, rifugio di migliaia di persone costrette a fuggire dalle violenze degli integralisti islamici Boko Haram. Da quando nel 2009 hanno cominciato la loro 'guerra santa' fatta di stupri, violenze e distruzione nel nord-est della Nigeria, i Boko Haram hanno provocato più di 25.000 vittime e almeno 2,7 milioni di profughi.
(The Washington Post)

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mercoledì 13 settembre 2017

Lecce. Aveva 16 anni Noemi ed era scomparsa da 10 giorni. Ha confessato il suo fidanzatino

Lecce, ragazza scomparsa: trovato il corpo della 16enne. Il fidanzato 17enne confessa l'omicidio. È il 48° femminicidio dall'inizio dell'anno.

Ha confessato il fidanzato 17enne della giovane scomparsa in provincia di Lecce. Indagato anche il padre per concorso in omicidio volontario. Noemi Durini era scomparsa da casa il 3 settembre. Le contraddizioni nei racconti del ragazzo.

Noemi, 16 anni

Ha confessato il fidanzato di Noemi Durini, la 16enne scomparsa domenica 3 settembre in provincia di Lecce: è stato lui ad ucciderla. Gli inquirenti hanno trovato il corpo della giovane. Al padre 41enne del fidanzatino 17enne di Noemi Durini è stato notificato un avviso di garanzia per sequestro di persona e occultamento di cadavere.



Il fidanzato confessa. Indagato anche il padre
La svolta nelle indagini arriva mercoledì 13 settembre, 10 giorni dopo la denuncia di scomparsa della ragazza: il fidanzato 17enne di Noemi è indagato per omicidio volontario. Le telecamere di sicurezza di un'abitazione di Specchia (Lecce) certificano che il ragazzo e Noemi erano insieme all'alba del 3 settembre, a bordo di una Fiat 500 di proprietà della famiglia del ragazzo. Messo sotto pressione dagli inquirenti, il giovane confessa l'omicidio della sedicenne: è lui stesso ad indicare agli inquirenti il luogo in cui si trovava il cadavere della sua fidanzatina, a Castignano di Leuca, vicino a Capo di Leuca. Il corpo della ragazza era nascosto in una campagna adiacente alla strada provinciale per Santa Maria di Leuca, parzialmente sepolto da alcuni massi: ad un primo esame sarebbero stati riscontrati segni di ferite, forse dovuti alle pietre.

I lati oscuri della vicenda
Un malore avrebbe colpito i genitori di Noemi, già presenti in Procura, dove era prevista una conferenza stampa. La famiglia ha continuato a lanciare appelli nella speranza di trovarla viva. L'iscrizione del nome del ragazzo nel registro degli inquirenti era stata disposta dalla Procura per i minorenni di Lecce per permettere l'esecuzione di accertamenti utili alle indagini: tanti i lati oscuri della vicenda che hanno rallentato il lavoro degli inquirenti. Il fidanzato ha raccontato di aver lasciato Noemi nei pressi del campo sportivo, ma le sue dichiarazioni presentavano delle contraddizioni che hanno insospettito.



Il fidanzato ripreso mentre rompeva i vetri di un'auto
Sotto indagine da parte degli inquirenti anche un filmato che ritraeva il ragazzo 17enne mentre rompeva a colpi di sedia i vetri di un'autovettura parcheggiata nei pressi di un bar ad Alessano, città in cui il giovane vive. L'auto, una vecchia Nissan Micra, sarebbe di una persona con la quale il giovane avrebbe avuto un acceso litigio proprio sulla sorte della fidanzatina. Poco prima - a quanto si apprende - il 17enne e suo padre avevano avuto un diverbio con il papà di Noemi che si era recato nella vicina Alessano per chiedere notizie della sedicenne scomparsa. Il filmato è stato girato nei giorni scorsi da un'auto in transito.

I sospetti dei familiari di Noemi
I familiari di Noemi avevano un rapporto conflittuale con il 17enne e non volevano che la ragazza lo frequentasse. Il fidanzato «era possessivo e geloso, non voleva che mia cugina vedesse altre persone, la picchiava», racconta Davide, cugino della vittima. Qualche tempo fa la mamma di Noemi, Imma Rizzo, aveva segnalato alla magistratura minorile il ragazzo a causa del suo comportamento violento. La donna chiedeva ai magistrati di intervenire per far cessare il comportamento violento del ragazzo e allontanarlo dalla figlia, che frequentava con qualche difficoltà l’istituto professionale «Don Tonino Bello» di Alessano. Ne erano nati due procedimenti: uno penale per violenza privata; l’altro civile, per verificare il contesto familiare in cui viveva il giovane. Ma nessuna denuncia aveva portato a provvedimenti cautelari. Per questo motivo erano sorti accesi contrasti tra le due famiglie.

Un ragazzo violento
A 17 anni era già in cura al Sert per uso di droghe leggere, aveva subito tre trattamenti sanitari obbligatori in un anno e aveva qualche guaio con la giustizia. Pur non avendo la patente, guidava regolarmente la Fiat 500 della mamma, fatto di cui si vantava con gli amici. Non riusciva a controllarsi, era irascibile con tutti, anche con la sua fidanzata, una studentessa ribelle e innamoratissima di lui, tanto da assecondarlo ogni volta, anche se il ragazzo la picchiava perché geloso e possessivo. È questo il ritratto che gli investigatori fanno del fidanzato di Noemi.

Forse a causa delle violenze subite la ragazzina, il 23 agosto, aveva condiviso di Facebook il post di "Amor De Lejos, Amor De Pendejos" in cui si vede il volto emaciato di una ragazza alla quale la mano di un giovane imbavaglia la bocca. Sul polso del ragazzo c’è un tatuaggio con la scritta «Love?». «Non è amore se ti fa male. Non è amore - è scritto - se ti controlla. Non è amore se ti fa paura di essere ciò che sei. Non è amore, se ti picchia. Non è amore se ti umilia (...). Il nome è abuso. E tu meriti l’amore. Molto amore. C’è vita fuori da una relazione abusiva. Fidati!». 

Ma Noemi non si è fidata, ha voluto rischiare. All’alba del 3 settembre è uscita da casa per incontrare il fidanzato, forse dopo una telefonata, ed è stata uccisa. E pensare che un mese fa, il 12 agosto, i due avevano festeggiato il loro primo anno di fidanzamento. Noemi aveva scritto sul social: «E non stupitevi se siamo ancora qua, abbiamo detto per sempre e per sempre sarà!».
(Corriere della Sera)

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mercoledì 6 settembre 2017

Nigeria. Boko Haram dilaga nella regione del lago Ciad

La denuncia di Amnesty, 'milioni di profughi necessitano di protezione e assistenza umanitaria'


Almeno 11 persone sono morte e due sono rimaste ferite giovedì scorso in un attacco del gruppo terrorista Boko Haram a un campo profughi di Banki, nel nordest della Nigeria.

Nel campo vivono oltre 45mila persone sfollate a causa dei conflitti nella zona. I terroristi hanno colpito durante la notte, uccidendo le vittime armati di coltelli. La zona di Banki, vicino alla frontiera con il Camerun, è già stata colpita da numerosi attentati di Boko Haram.

Da aprile 2017 almeno 381 civili sono rimasti uccisi in attentati suicidi

Almeno 381 civili sono rimasti uccisi nella nuova campagna di attentati suicidi lanciata da Boko Haram in Camerun e Nigeria dall'aprile 2017, il doppio rispetto ai cinque mesi precedenti. Lo denuncia Amnesty International aggiungendo che milioni di persone hanno bisogno di urgente assistenza umanitaria e di protezione, poiché gli attentati e la crescente insicurezza ostacolano la fornitura degli aiuti.

Il deciso aumento delle vittime civili nella regione camerunense dell'estremo nord e negli Stati nigeriani di Borno e Adamawa è dovuto al maggiore ricorso agli attentati suicidi.

"Ancora una volta Boko Haram sta compiendo crimini di guerra su vasta scala con una terribile strategia: costringe giovani donne a farsi esplodere con l'obiettivo di uccidere il maggior numero di persone - ha detto Alioune Tine, direttore di Amnesty per l'Africa occidentale e centrale - Quest'ondata di agghiacciante violenza mette in luce l'urgente necessità di protezione di milioni di civili nella regione del Lago Ciad"
(Ansa)

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Nigeria, rapito e ucciso un sacerdote

Padre Cyriacus Onunkwo, il sacerdote assassinato

Un sacerdote nigeriano, padre Cyriacus Onunkwo, è stato rapito e ucciso nello Stato di Imo, nel sud della Nigeria. Ne dà notizia l’agenzia Fides.

Secondo la polizia, nel tardo pomeriggio del 1° settembre l’auto di p. Onunkwo era stata bloccata nei pressi del Banana Junction, ad Amaifeke, da alcuni uomini armati che lo hanno rapito. Il sacerdote, che svolgeva il suo servizio a Orlu, si stava recando nel suo villaggio natale, Osina, per partecipare al funerale del padre, morto il 28 agosto.

Il corpo del sacerdote è stato rinvenuto il 2 settembre nei pressi del villaggio di Omuma. La polizia afferma che non presenta ferite di armi da fuoco o da taglio e si presume che p. Onunkwo sia stato strangolato. “Stiamo lavorando su tutti gli indizi raccolti. Per ora, è un chiaro caso di rapimento e omicidio. Se fosse stato un semplice rapimento, i sequestratori avrebbero chiamato i familiari della vittima e avrebbero chiesto un riscatto” afferma la polizia.

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