domenica 23 luglio 2017

Texas, otto migranti sud americani morti in un camion stipato di clandestini


L'autocarro era parcheggiato in un centro commerciale di San Antonio, a pochi km. dal confine messicano. Questa notte, a San Antonio, in Texas, si è consumato quello che è l'ennesimo dramma dell'immigrazione clandestina negli Stati Uniti.

Nel rimorchio di un camion fermo nel parcheggio di un grande magazzino Walmart, infatti, la polizia ha rinvenuto i corpi senza vita di 8 persone (tra loro c'erano 2 bambini).

Nel camion sono state trovate altre 28 persone tra i quali diversi bambini, in 20 versano ora in condizioni molto gravi a causa della disidratazione. Una decina di altri migranti sono riusciti a fuggire e hanno fatto perdere le loro tracce.

I migranti, tutti sudamericani, erano chiusi nel cassone del camion e hanno viaggiato per alcuni giorni in condizioni drammatiche senza acqua, con poca aria e con temperature che in questi giorni hanno sfiorato i 40° gradi. L'autista del mezzo è stato arrestato. L'allarme è stato dato in seguito ad una segnalazione di un impiegato del centro commerciale.

"Pensiamo si tratti di traffico di esseri umani", ha detto il capo della polizia di San Antonio. Città che si trova solo a poche decine di chilometri dal confine messicano.

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giovedì 20 luglio 2017

Napoli, 15enne violentata in spiaggia trova i colpevoli su facebook e li fa arrestare

«Mi hanno circondata e poi spogliata, loro erano nudi» .. Racconta gli abusi ad una amica: «Uno di loro mi ha detto se avevo voglia di seguirlo e comprare qualcosa da bere e per ripararci dal sole. Io mi sono fidata perché c’era gente, c’erano altre persone attorno. Cosa poteva mai accadermi?»


«Io neanche ci volevo andare, poi uno di loro mi ha girata di spalle e ha fatto quello che non volevo mi facesse. Ho paura adesso, li ho anche riconosciuti su Facebook, non voglio raccontarlo a nessuno, anche se piango da questo pomeriggio, che devo fare?»

Una scusa per «isolare» la ragazza
La quindicenne era con un gruppo di amici e i tre ragazzi, che si conoscono tra loro sin da bambini e che hanno un amico in comune nel gruppo della ragazza presa di mira. Una parola, una battuta, qualche bibita fredda e poi l’invito a spostarsi per poter ripararsi dalla calura. La quindicenne decide di andarci, perché con lei c’era anche un suo amico, poi sparito nel nulla.

Forse era una trappola, ma quello che è successo dopo, lei lo ha raccontato ai medici dell’ospedale quando si è fatta visitare. Aveva delle abrasioni e le sono stati fatti dei tamponi vaginali i cui risultati saranno comparati con il Dna di uno degli indagati. I due ragazzi di Capodichino prima l’hanno denudata e poi hanno provato ad abusarla. Non ci sono riusciti. C’è riuscito invece il ragazzo di Forcella che andato via dopo aver schiacciato il volto della ragazza al muro, prendendola per la nuca.

Singhiozzava al telefono parlando con la sua amica del cuore. Era appena tornata dal mare ma non aveva il volto felice e spensierato di una ragazza di quindici anni che aveva passato una giornata in spiaggia con gli amici. No, soffriva perché era stata sfregiata nell'anima e nel corpo da un branco di ragazzi che ora, grazie al suo coraggio, sono accusati di stupro.

Aveva pensato di non dire nulla a nessuno, di nascondersi dentro quel segreto. Ma poi ci ha ripensato: ha acceso il cellulare che aveva tenuto spento per un po’ perché voleva isolarsi, e ha iniziato a scrivere in chat ad una amica raccontando quello che aveva vissuto poche ore prima. E anche che aveva subito indagato e usato l’arma più facile per un adolescente ai giorni d’oggi: Facebook.

Individuati sul social network
Due degli indagati nel loro profilo FB
Ed è così che ha riconosciuto e individuato i suoi aggressori. Li ha mostrati a sua madre dopo che un’amica con la quale si era confidata, l’aveva aiutata a raccontare tutto a sua madre, perché lei da sola non ci riusciva. E poi, dopo, è stato più facile denunciare ogni cosa ai carabinieri portando anche nomi e volti a supporto di un racconto crudo e sconvolgente.

Il branco. Adesso dovrà nuovamente guardare quei volti, forse per l’ultima volta, in un riconoscimento di persona che il pm ha disposto, dopo il suo interrogatorio alla presenza del giudice, degli psicologi e dell’avvocato dei ragazzi indagati. Ieri uno dei ragazzi, un sedicenne di Forcella che nella vita fa il barista, indicato dalla vittima come l’unico con il quale è stata costretta ad un rapporto sessuale completo, è stato sottoposto al tampone salivare per il Dna. Sarà confrontato con residui di liquidi ritrovati sul corpo della quindicenne. La terribile storia risale a domenica 28 maggio. Allo «scoglione» di Marechiaro, dove ci si arriva a nuoto o con barchette di pescatori, c’erano tantissime persone.

Le confidenze con una compagna di studi
Li aveva cercati, guardando tra gli amici del profilo facebook del suo amico, e alla fine li aveva trovati. Individuati. I suoi aggressori avevano un volto e un nome. A quel punto la chat non bastava più, aveva bisogno di ascoltare una voce che l’aiutasse. Di un contatto umano. Così ha telefonato alla sua compagna di studi e ha detto tutto.

«Ero con gli altri, allo Scoglione di Marechiaro, poi uno di loro mi ha detto se avevo voglia di seguirlo per andare a comprare qualcosa da bere e per ripararci un po’ dal sole. Io mi sono fidata perché c’era gente, c’erano altre persone attorno. Cosa poteva mai accadermi?». Sembravano dei bravi ragazzi, innocui anche perché piccoli di età e facevano parte di una comitiva di altri conoscenti, di quartieri diversi ma spesso a mare allo «scoglione». «A Marechiaro cosa mi poteva mai accadere?», ripete all’amica. E invece quello che le hanno fatto, lei non riusciva proprio ad immaginarlo, né a raccontarlo: «Io voglio denunciare ma come faccio con i miei? Mi manca la forza», aveva detto all'amica anche lei terrorizzata per quanto stava ascoltando dall'altra parte del telefono.

Lo scoglione di Marechiaro (Napoli), luogo dello stupro

«Mi hanno circondata e poi spogliata»
«In due mi hanno spogliata, tolto il costume, e toccata, loro erano nudi e mi hanno circondata. Mi toccavano, mi toccavano. Sono riuscita a scappare e loro sono andati via». Ed è lì che ha detto di aver incontrato un altro ragazzo che faceva parte di quel gruppo e che ha finto di volerla aiutare: «Mi ha chiesto cosa mi fosse successo e poi invece mi ha trascinata in un angolo e mi ha girata di spalle»

Quel racconto la giovane vittima lo ha ripetuto poi ai medici, ai carabinieri e al pm e lo ripeterà nella sua mente, forse per tutta la vita.

E poi, come se non bastasse, come spesso accade in queste drammatiche storie, le offese e le provocazioni si dispensano anche sotto gli occhi di tutti nelle pagine Facebook. «Parlate di meno e scopate di più», è la frase choc che il ragazzino accusato di averla violentata ha scritto sulla sua bacheca un mese dopo lo stupro a Marechiaro.

Le imprese del branco su FB
Il giorno stesso dello stupro, in compagnia di amici si è fatto ritrarre felice e spensierato mentre beveva una birra. Gli altri due invece, i ragazzi di Capodichino, proprio ieri, nel giorno nel quale hanno saputo di essere indagati per violenza, hanno postato una foto abbracciati: «Passerà anche questa, sempre insieme amico». Nel giorno della violenza si sono «taggati» proprio a Marechiaro: «Io e te sempre assieme».
(Corriere del Mezzogiorno)

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Madagascar. Emessa nuova banconota da 20.000 ariary. Sale il rischio di inflazione

La nuova banconota del Madagascar
La Banca Centrale del Madagascar ha emesso un nuovo biglietto da 20.000 ariary (circa 6 euro), un taglio grande per un paese in cui il 90% della popolazione vive con meno di due euro al giorno.

I vertici dell’istituto non hanno fornito spiegazioni, limitandosi a dichiarare che si tratta di “una misura per adattarsi alla realtà economica e sociale del paese" e che non è una misura legata alla svalutazione della moneta nazionale.

Per molti economisti, il nuovo biglietto è invece un segno della profonda crisi dell'economia malgascia, un segnale del rischio di inflazione che porterà minore potere d'acquisto per la popolazione.

L’emissione della nuova banconota non è stata, in genere, ben accolta. Alcune aziende di trasporto hanno fatto sapere che non accetteranno questi biglietti. Il grosso taglio è ancor più frustrante per i piccoli commercianti in quando difficile da cambiare in un mercato in cui si movimentano normalmente al massimo 2 o 3.000 ariary al giorno.
(Rfi)

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Sud Sudan. Siti d'informazione oscurati per la diffusione di notizie ostili al regime

Da lunedì il ministero dell’Informazione sud sudanese ha reso inaccessibili alcuni siti di informazione, come quelli del Sudan Tribune e di Radio Tamazuj.

Il ministro dell’Informazione, Michael Makuei Lueth, ha confermato la misura, giustificandola con la diffusione di notizie ostili al regime. La decisione sarebbe stata presa dopo diverse riunioni delle autorità competenti e sarebbe stata incaricata della realizzazione tecnica una ditta cinese.

Diverse le reazioni negative. L’autorevole giornalista Alfred Taban, presidente dell’Associazione per lo sviluppo dei media in Sud Sudan (Association for media development in South Sudan) ha condannato il provvedimento senza mezzi termini. Ha dichiarato che porterà la discussione anche sul tavolo del dialogo nazionale, di cui è membro.

Edmund Yakani, noto attivista per i diritti umani, ha sottolineato che il diritto all'informazione libera è uno dei diritti fondamentali. Ha aggiunto che se vengono diffuse informazioni non corrette, vanno perseguite per legge, non bloccando l’informazione stessa.

La scorsa settimana è stato arrestato il direttore della televisione nazionale perché non aveva trasmesso in diretta il discorso del presidente in occasione della festa dell’indipendenza. Il mese scorso è stato negato il visto di accesso al paese ad almeno 20 giornalisti stranieri.

Nell’ultimo rapporto sulla libertà di stampa di Reporter senza frontiere il Sud Sudan è classificato 145simo su 180 paesi elencati, ed ha perso cinque posizioni rispetto all'anno precedente.
(Radio Tamazuj)


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Gabon, slittano di nuovo le elezioni parlamentari inizialmente previste nel 2016

La Corte Costituzionale del Gabon ha deciso ieri un nuovo slittamento delle elezioni parlamentari previste il 29 luglio, annunciando che si terranno "al più tardi entro aprile 2018"

Il presidente del Gabon Ali Bongo Ondima
I membri della dodicesima legislatura, eletti nel febbraio 2012 per un periodo di cinque anni, resteranno dunque ancora in carica. Lo slittamento questa volta è dovuto alla decisione della Corte di concedere tempo per implementare le proposte di riforme emerse dal dialogo politico, così come chiesto dal presidente Ali Bongo e dal primo ministro Emmanuel Issoze-Ngondet, che domandava un rinvio di due anni.

Lo scorso aprile il dialogo tra le parti si è concluso con una serie di proposte di modifiche istituzionali, tra cui anche alcune riforme elettorali. Tra queste, il consolidamento dei distretti elettorali, l’aumento del numero di parlamentari da 120 a 150 e la diminuzione dei senatori, che passano da 102 a 70.

Il voto parlamentare, inizialmente previsto per il 27 dicembre 2016, era slittato quando il ministro degli Interni, Lambert Matha, aveva invocato la "mancanza dei fondi necessari"

Tutto questo a meno di un anno dalla contestata rielezione, nell'agosto 2016, di Ali Bongo aveva già scosso il paese e provocato una violenta crisi post-elettorale con il candidato dell’opposizione, Jean Ping, che si è sempre proclamano "presidente eletto"

In Gabon la dinastia dei Bongo è al potere ininterrottamente dal 1960 (dall'indipendenza dalla Francia). Ufficialmente è una repubblica semi-presidenziale, ma i Bongo si tramandano il potere praticamente di padre in figlio da almeno tre generazioni con elezioni "truccate" o con continui rinvii delle elezioni.

La famiglia Bongo è una delle più ricche in assoluto di tutto il continente africano ed è sotto l'ala protettiva della Francia che è sempre intervenuta con l'esercito per mettere a tacere qualsiasi tipo opposizione politica.
(Jeune Afrique)

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Somalia. Da settimane senza internet a causa della rottura di un cavo sottomarino


Il paese è in serie difficoltà da settimane dopo che il 26 giugno scorso la MSC Alice, una nave dell’Oman diretta a Mogadiscio, ha tagliato accidentalmente il collegamento ad internet, tranciando il cavo in fibra ottica sottomarino.

Il prolungato blackout ha danneggiato in particolare il commercio, i media, gli uffici governativi, le imprese e le aziende per il trasferimento di denaro. Una perdita per il paese pari a 10 milioni di dollari al giorno, secondo il procuratore generale della Somalia, Ahmed Ali Dahir, che ha confermato alla BBC che la nave è sotto sequestro e che il governo ha chiesto ai proprietari un risarcimento per le perdite subite in seguito all'incidente.
(Africa News)

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