martedì 30 giugno 2015

Le ragazze di Chibok ora sarebbero spietate carnefici per conto di Boko Haram

 Le 219 ragazze cristiane rapite dai terroristi islamici nigeriani Boko Haram nell'aprile del 2014 dalla scuola di Chibok avrebbero subito "un lavaggio del cervello".

Ora non solo molte di loro combattono a fianco dei miliziani, ma si sono trasformate in autentiche e convinte carnefici, infiggendo punizioni corporali e spingendosi fino ad uccidere. Le punizioni vanno dalle fustigazioni alle ragazze che non sono in grado di recitare il corano, al taglio della gola dei rivali catturati.

Sono affermazioni che sarebbero state fatte da tre donne che sostengono di essere state nello stesso campo di prigionia delle liceali, alcune ragazze, che sono state plagiate psicologicamente, adesso vengono sfruttate dai loro rapitori per "terrorizzare" altri ostaggi, frustarli e persino ucciderli.

Racconti e testimonianze impossibili da verificare soprattutto perché le tre donne non hanno saputo specificare il luogo della loro prigionia, la circostanza del loro rapimento e della loro successiva liberazione.

Due mesi fa sono state liberate quasi 700 donne rapite da Boko Haram, i loro racconti parlavano di abusi sessuali, di violenze fisiche e psicologiche, costrette a leggere il corano, più di duecento erano incinta dei loro stessi rapitori. Plausibile quindi il plagio psicologico sulle ragazze di Chibok, tutte adolescenti giovanissime dai 12 ai 17 anni.
(BBC News)

A Johannesburg il primo ufficio di Facebook in Africa

Facebook ha aperto la sua prima sede in Africa dove vorrebbe accrescere la sua "comunity" che attualmente è pari a 120 milioni di utenti. Il colosso statunitense dei social network ha aperto una sede regionale a Johnnesburg rafforzando così la sua posizione nei mercati africani. Il nuovo ufficio si concentrerà sui mercati in crescita in Kenya, Nigeria e Sudafrica. La sede sarà coordinata dalla manager Nunu Ntshingila.

Nunu Ntshingila
Oggi in Africa ha accesso a internet una persona su cinque, ma la quota di connessioni è destinata a raddoppiare entro il 2020 grazie alla diffusione degli smartphone. Circa l'80% di chi usa Facebook in Africa, infatti, accede al social attraverso il cellulare.

"Questa è una delle regioni dalle quali si connetterà il nostro prossimo miliardo di utenti"

Nella nota diffusa dalla compagnia Facebook evidenzia come "in un primo momento i lavori si concentreranno nel far crescere le proprie attività nei paesi motori delle principali regioni: Kenya (Africa Orientale), Nigeria (Africa Occidentale) e Sudafrica (Africa Australe)".

Successivamente Facebook fa sapere di puntare su Senegal, Costa d’Avorio, Ghana, Tanzania, Rwanda, Uganda, Zambia, Mozambico ed Etiopia.
(BBC News)


venerdì 26 giugno 2015

Tunisia. Terrore islamico in spiaggia, 37 vittime

La Tunisia torna nel mirino del terrorismo jihadista tre mesi dopo l’attentato al museo del Bardo di Tunisi.

La spiaggia di Sousse subito dopo l'attentato
Questa volta i luoghi scelti per il barbaro attacco a colpi di kalashnikov sono due resort turistici nella località balneare di Sousse, 140 chilometri a sud di Tunisi. I turisti inermi sono stati attaccati direttamente sulla spiaggia da almeno due uomini: secondo quanto riferito dal Ministero della Sanità tunisino, è salito a 37 vittime il bilancio dell’attentato, mentre almeno 36 persone sono rimaste ferite, "alcune in stato critico". La Farnesina sta verificando l'eventuale presenza di italiani. Uno degli attentatori è stato arrestato, il secondo è stato ucciso in uno scontro a fuoco con la polizia.

Le vittime ci sarebbero turisti di nazionalità britannica, tedesca, belga e francese. Tra le persone uccise anche cittadini tunisini. Secondo la stampa di Dublino, ci sarebbe anche un morto irlandese. Nel mirino due alberghi , l'Imperial Marhaba (un resort a 5 stelle) e l'Hotel Soviva (un albergo a tre stelle).

Sousse
Lo scenario dell’attacco.
La spiaggia su cui si affaccia l’Imperial Marhaba hotel è quella di Kantaoui. L’attentatore poi ucciso dalle forze di sicurezza era un giovane studente originario della città tunisina di Kairouan. Il giovane è arrivato sulla spiaggia armato con un kalashnikov nascosto sotto un ombrellone e ha subito aperto il fuoco contro le persone sulla spiaggia. Un altro attentatore è stato arrestato dalle forze di sicurezza dopo una fuga durata poche ore.

Le testimonianze.
"Pensavamo fossero dei petardi, ma abbiamo capito velocemente quello che stava accadendo". "C'è stata una fuga di massa dalla spiaggia mio figlio era in acqua e io e mia moglie gli abbiamo urlato di uscire e lui è corso fuori e ha visto una persona mentre veniva colpita". Le persone sulla spiaggia sono tutte fuggite nei rispettivi hotel e sono attualmente barricate nelle stanze, terrorizzate, in attesa di sviluppi. Secondo la testimonianza di un impiegato del resort, uno degli attentatori era un giovane vestito in short, "sembrava un turista".

Colpito il settore chiave del turismo.
Sousse, situata sulla costa centro-orientale tunisina, è capoluogo del governatorato omonimo, terza città tunisina per popolazione, uno dei poli turistici più importanti del Paese e la sua Medina è stata inserita nel Patrimonio dell'Umanità dall'Unesco. La Tunisia è in stato di altissima allerta fin dall'attentato dello scorso marzo al Museo del Bardo, nel quale vennero uccise 22 turisti di diverse nazionalità, il 18 marzo scorso.

Nel 2014 inoltre un attentatore suicida si era fatto saltare in aria su una spiaggia di Sousse, senza causare alcuna vittima. Dopo l'attentato del Bardo il settore del turismo, strategico per l'economia tunisina, ha fatto registrare nell'aprile scorso un calo del 25,7% rispetto all'anno precedente nel numero dei turisti e del 26,3% dei ricavi in valuta.

Tour operator in allarme.
Quelle che vengono dalla Tunisia sono brutte notizie. Anche per il turismo: la Tunisia infatti è una delle mete più amate dagli italiani e si stava riprendendo solo ora dagli effetti negativi internazionali suscitati dall'attentato al Museo del Bardo a Tunisi. Nel settore degli operatori turistici c'è preoccupazione anche perché quest'ennesimo attentato avviene proprio all'inizio della stagione turistica più praticata dagli italiani.
(Il Sole 24 Ore)

Costa d'Avorio. Liberati 48 bambini schiavi nelle piantagioni di cacao

Sfruttamento del lavoro minorile
nelle piantagioni di cacao della Costa d'Avorio
Le vittime erano utilizzate come operai nelle ricche piantagioni di cacao di San Pedro, nel sud-ovest della Costa d'Avorio.

Quarantotto bambini e adolescenti tra i 5 e i 16 anni di età, "oggetti" di traffico di lavoro, sono stati salvati a inizio giugno nell'ambito di una vasta operazione di polizia. Le vittime erano utilizzate come operai nelle ricche piantagioni di cacao di San Pedro, nel sud-ovest della Costa d'Avorio.

In un comunicato dell'Interpol si sottolinea che i bambini, provenienti da Burkina Faso, Guinea, Mali e dal nord della Costa d'Avorio, "lavoravano in condizioni estreme, particolarmente pericolose per la loro salute".

Alcuni di loro lavoravano nei campi da un anno e in condizioni estreme. "Trascorrevano lunghe ore ogni giorno, senza percepire né un salario né un'educazione". Una parte dei "piccoli lavoratori" era utilizzata anche nel settore commerciale. Un funzionario dell'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, ha detto che centri di cura sono stati istituiti nella zona per dare ai bambini assistenza medica e psicologica.

La polizia ha arrestato 22 persone accusate di traffico di minori e di sfruttamento. L'operazione fa parte di un programma contro la tratta dei bambini e lo sfruttamento del lavoro in Africa occidentale.

"Stiamo inviando un messaggio molto forte ai proprietari delle piantagioni, e anche ai trafficanti stessi", ha detto Michael Moran, vice direttore dell'Interpol per il traffico e lo sfruttamento minorile. "Se traffichi in bambini, la polizia risponderà".

La Costa d'Avorio è il più grande Paese produttore al mondo di cacao ed è considerata la meta per la tratta di bambini da regioni vicine per il lavoro nelle piantagioni, ed è anche presente a Milano Expo 2015 proprio con un'esposizione tematica sul cacao.
(Corriere Quotidiano)
Condividi la nostra Campagna Informativa contro le "Moderne Schiavitù"
- clicca qui -

Francia. Fallito attentato di matrice islamica in una fabbrica di Lione, un uomo decapitato

L'ombra dell'ISIS. Fermato il presunto autore, Yassin Salih, la moglie e un complice. Già noto ai servizi, aveva bandiere dello Stato islamico. L'attentato avvenuto in una fabbrica di Saint-Quentin-Fallavier, vicino Lione. Ritrovato un corpo decapitato all'ingresso dell'impianto. Il presidente francese: "E' terrorismo". Allerta innalzata in Italia.

Un attentato terroristico, probabilmente di matrice islamica, ha scosso il sud-est della Francia, a 5 mesi dalla strage allo Charlie Hebdo di Parigi. Un uomo a bordo di un'auto ha fatto irruzione nell'impianto di gas industriale Air Products a Saint-Quentin-Fallavier (mappa), dipartimento dell'Isère (30 km da Lione), e ha colpito bombole di gas provocando un'esplosione. Diversi i feriti.

All'interno del complesso industriale è stato ritrovato un corpo decapitato vicino l'impianto. La testa decapitata, trovata infilzata sulla recinzione del cortile dello stabilimento, è coperta di scritte in arabo, elemento che avvalora la pista islamica. La vittima è stata identificata come il gestore di una società di trasporti che si trovava lì per una consegna.

Il presunto autore dell'attacco, identificato in Yassin Salih, è stato fermato dalla polizia: avrebbe mostrato un drappo dello Stato Islamico. Fermata anche la moglie. Un secondo uomo, che sarebbe stato visto stamattina fare più volte avanti e indietro davanti alla fabbrica a bordo di un'auto, è stato rintracciato nella sua abitazione di Saint-Quentin-Fallavier, ora oggetto di perquisizione.

Le indagini sono state affidate all'antiterrorismo. Il ministro dell'Interno francese Bernard Cazeneuve ha reso noto che l'uomo è stato sotto osservazione per radicalismo dal 2006 al 2008 ma non era mai stato fermato per atti terroristici. Forse era appartenente a frange salafite. E ha raccontato che a fermare l'attentatore è stato un pompiere dell'Sdis, Servizio dipartimentale per gli incendi e il soccorso: "Il sangue freddo di un pompiere ha permesso l'arresto del criminale".

Il presidente francese Hollande
ll presidente francese, Francois Hollande, ha confermato che l'attentato è di natura "terroristica" e ha aggiunto che l'uomo arrestato è stato identificato. "Non abbiamo dubbi che volessero far saltare l'intero complesso industrialeNon bisogna cedere alla paura".

Solidarietà a Hollande è giunta anche dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ha fatto pervenire al presidente francese un messaggio nel quale esprime "lo sdegno e la condanna per il barbaro attacco omicida avvenuto questa mattina a Saint-Quentin-Fallavier e invia al popolo francese, già duramente colpito dall'attentato terroristico del 7 gennaio scorso, il cordoglio e la solidarietà dell'Italia intera".

L'attentato a Lione conferma l'esistenza di "minacce significative all'interno dei Paesi europei" ha affermato il permier Matteo Renzi parlando in conferenza stampa a Bruxelles. "Tunisia, Kuwait, Francia: Europa e mondo arabo uniti come vittime e nella risposta. I terroristi voglio dividerci, invece ci uniscono sempre di più", ha scritto in un tweet l'Alto rappresentante per la politica Estera Ue Federica Mogherini, che ha legato i fatti francesi con gli attacchi terroristici che oggi hanno scosso anche il Kuwait e la Tunisia.
(La Repubblica)

martedì 23 giugno 2015

Nigeria. Due ragazze "fatte esplodere" in un mercato, 30 morti

Ragazze usate come bombe umane. Maiduguri, quando si sono verificate le esplosioni l'area era affollata. I terroristi Boko Haram hanno rapito centinaia di ragazze, donne e bambine ed è convinzione che molte di loro vengano usate, anche contro la loro volontà, come bombe umane.

I terroristi di Boko Haram continuano gli attacchi tra la folla usando le donne-bomba. Nel pomeriggio di lunedì una doppia esplosione ha causato una trentina di vittime nella città di Maiduguri, nella regione del Borno, Nigeria. Una ripetizione di quanto visto in questi mesi ma con modus operandi crudele, per la polizia gli ordigni delle ragazze sono state attivate a distanza.

È l'ennesimo attentato suicida nella maggiore città dello Stato di Borno, nel nord-est nigeriano. Maiduguri tra l'altro è la località dove si sono formati e hanno cominciato la loro lotta contro il governo centrale i fondamentalisti islamici Boko Haram.

Una prima ragazza è saltata in aria mentre stava attraversando il mercato del pesce che in quel momento era affollato. Il luogo si trova nei pressi di un edificio di culto islamico situato nella vicina Baga Road. La seconda giovane donna invece è esplosa mentre sembrava stesse scappando. Le ragazze vengono costrette ad indossare giubbotti esplosivi o nascondere bombe sotto gli abiti mentre il detonatore viene azionato a distanza da complici.

Rapite. I terroristi Boko Haram hanno rapito centinaia di ragazze, forse duemila, donne e bambine ed è convinzione degli osservatori che molte di loro vengano usate, anche contro la loro volontà, come bombe umane. Un esperto artificiere ha spiegato che molti ordigni e cinture esplosive indossate da ragazze e donne sono controllate da dispositivi fatti esplodere a distanza e non possono in alcun modo essere attivate da chi li ha addosso.

Già nelle scorse settimane le forze di sicurezza hanno ipotizzato che un buon numero di donne kamikaze non siano tali. Probabilmente sono state costrette a indossare le cinture esplosive, quindi qualcuno le ha accompagnate vicino all'obiettivo, di solito stazioni di bus e mercati. Alla fine è stato il loro controllore a provocare la deflagrazione. E questo rientra nella campagna di attentati affidati a ragazze e perfino bambine, sequestrate in villaggi e poi impiegate in un’offensiva senza precedenti. Ragazze due volte vittime di Boko Haram.
(Corriere della Sera)



Burundi e le donne che dicono basta

Pierre Nkurunziza potrebbe essere il primo presidente-dinosauro africano ad essere rovesciato dalle donne. In Burundi infatti la protesta di piazza contro il suo terzo mandato presidenziale è caratterizzata in buona parte dalle donne. Sono giornaliste, poetesse, scrittrici, giuriste e donne comuni.

Donne del popolo che dopo la sua ostinata candidatura, dopo il tentato colpo di stato contro di lui, dopo la repressione che ha ormai fatto decine di morti per le strade di Bujumbura, hanno continuato imperterrite, combattive, determinate ad andare in piazza. E continuano a farlo, anche oggi.

Anzi hanno fatto nascere un movimento proprio per vincere una battaglia che altrimenti rischierebbe di essere vinta, come in un copione andato in scena decine di volte in Africa, dal presidente, dal solito uomo forte, da chi mette in campo con più determinazione e ferocia violenza e sopraffazione.

Il movimento si chiama "Movimento delle Donne del Burundi" per il rispetto della Costituzione e degli accordi di pace di Arusha ed è già illegale. Lo è diventato qualche minuto dopo la sua costituzione, ma ha continuato a crescere e in piazza Sit-in, manifestazioni, cortei e proteste si susseguono.

Natacha Songore, giornalista indipendente, tra i membri fondatori del movimento ha rilasciato alcune dichiarazioni a Jeune Afrique dalle quali si comprende che questa volta il potere non ha molte vie di uscita “Non ci sono compromessi possibili finché il presidente non avrà rinunciato pubblicamente alla sua candidatura, finché non saranno riaperti tutti i media privati chiusi, liberati gli arrestati e aperte le inchieste, noi continueremo a scendere in piazza”.

L’Africa cambia e la vita per i dinosauri presidenti si fa sempre più difficile. È solo di pochi mesi fa la prima sconfitta di un presidente-dinosauro, il burkinabè Blaise Compaorè, da parte della piazza, cioè di giovani, popolo, gente comune che ha continuato a protestare per impedire il suo ennesimo mandato presidenziale.

L’Africa cambia, evidentemente. Ora le battaglie per il potere non si fanno più solo tra presidenti, golpisti, militari, politici. L’Africa cambia e i presidenti non la fanno più sempre franca. In Burundi grazie anche alle donne.
(Buongiorno Africa)


lunedì 22 giugno 2015

Africa. News settimanali in pillole


Sudafrica. L'opposizione chiede inchiesta per il mancato arresto di Bashir.
Il principale partito d'Opposizione sudafricano ha chiesto ieri l'apertura di un'indagine completa sul fallimento del governo nel arresto del presidente sudanese Omar al-Bashir, che deve rispondere delle accuse di genocidio presso la Corte penale internazionale (Cpi), e che domenica 14 giugno si trovava in Sudafrica per partecipare al summit dell'Unione Africana (Ua), ma è riuscito comunque a lasciare il paese e a tornare a Khartoum. Bashir, che ha controllato il Sudan da oltre 25 anni, è stato incriminato dalla Corte penale internazionale per crimini di guerra e crimini contro l'umanità. E 'stato a Johannesburg per un vertice dell'Unione africana. (Reuters)

Immigrazione. L'Europa lancia l'operazione navale contro gli scafisti.
I ministri degli Esteri dell’Unione Europea hanno formalmente approvato il lancio della prima fase di un’operazione militare contro i trafficanti di esseri umani nel Mediterraneo. I funzionari hanno detto che le prime navi e i primi aerei per condurre missioni di raccolta di informazioni dovrebbero essere disponibili entro una settimana.

L’Alto rappresentante per gli affari Esteri dell’Ue, Federica Mogherini, ha detto che le 28 nazioni hanno risposto rapidamente alla crisi sulle coste meridionali. "Sono impressionata dall’unione e dalla velocità con la quale abbiamo messo insieme tutto questo", ha detto la Mogherini al suo arrivo alla riunione dei ministri degli Esteri. (ArabPress)

Mali. Firmato ufficialmente l'accordo di pace per il nord del paese.
La Coalizione dei Movimenti di Azawad (Cma) sabato ha definitivamente firmato l'accordo di pace per il nord del Mali. Un testo che era giàstato firmato ed approvato dalle altri parti in causa il 15 maggio scorso, in assenza, però, proprio dei gruppi armati ribelli rappresentati dalla Cma.

La stampa maliana ha celebrato la firma parlando di “riunificazione,il tempo della verità e delle responsabilità”. Ci sono molti punti su cui si dovrà ancora trattare: questioni come il disarmo delle milizie, la composizione del nuovo esercito nazionale e la ricostruzione. Sarà un comitato apposito ad occuparsene, che si è già riiunito in un incontro a Bamako. A comporlo, sono i firmatari dell’accordo (governo ed ex ribelli), ma anche paesi protagonisti della mediazione come l’Algeria e i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, tra cui la Francia, impegnata nell’area nell’operazione militare Barkhane. (Rfi / Misna)

Burundi. ONU invia mediatore per la pace, il senegalese Bathily.
Le Nazioni Unite domenica hanno nominato un diplomatico senegalese per facilitare le trattative tra le fazioni rivali nella crisi politica del Burundi che va ormai avanti da quasi due mesi. Abdoulaye Bathily, già Rappresentante Speciale delle Nazioni Unite per l'Africa centrale, è arrivato ieri nella capitale burundese Bujumbura per aiutare a mediare nei colloqui tra il governo del presidente Nkurunziza e l'opposizione. Bathily andrà a sostituire Said Djinnit, che ha lasciato l'incarico perché accusato dall'opposizione burundese di non essere imparziale nelle trattative con il governo.

Etiopia. Obama visiterà il paese nel suo tour africano.
Barack Obama sarà il primo presidente in carica degli Stati Uniti a visitare l'Etiopia, lo ha annunciato la Casa Bianca venerdì. Obama si recherà nella capitale Addis Abeba a fine luglio per incontrare il governo etiope e i leader dell'Unione Africana. Il presidente visiterà anche il Kenya per un viaggio già annunciato da tempo, nella patria di cui era originario suo padre. (Bbc)

Somalia. Al Shabaab attacca una base dell'intelligence a Mogadiscio.
Tentato assalto al quartier generale dell'intelligence ieri a Mogadiscio, in Somalia. Un'autobomba è esplosa nei pressi dell'edificio e in una successiva sparatoria sono rimasti uccisi quattro guerriglieri del gruppo estremista islamico somalo Al Shabaab legato ad al-Qaeda, che hanno provato a introdursi nel complesso governativo indossando uniformi militari. Lo ha rivelato il portavoce del ministero dell'Interno, Mohamed Yusuf, mostrando ai media i cadaveri dei combattenti e negando che ci siano state vittime tra le forze armate. Nel rivendicare l'attacco, Al Shabaab aveva invece sostenuto che negli scontri erano morti 10 soldati.

Libia. La Tunisia chiude il consolato a Tripoli dopo la liberazione dei funzionari rapiti.
Il governo della Tunisia ha deciso di chiudere le sue operazioni consolari nel capitale della Libia, Tripoli, dopo che uomini armati hanno preso d’assalto il suo consolato una settimana fa e hanno rapito 10 agenti. Lo ha detto il ministro degli Esteri Taieb Baccouche ai giornalisti. I funzionari sarebbero stati rapiti da un gruppo vicino a Fajr Libya (Alba libica), la coalizione islamista che controlla Tripoli.

Burundi. 70 vittime dall'inizio degli scontri in aprile.
Il governo apre all'Unione Africana. Almeno 70 persone sono morte, circa 500 sono rimaste ferite e più di mille sono finite in carcere, da fine aprile in Burundi. Secondo la principale ong locale per i diritti dell’uomo, è questo il bilancio degli scontri tra il governo e gli oppositori che da due mesi protestano contro la candidatura a un terzo mandato del presidente Pierre Nkurunziza. La violenza degli scontri e la dura repressione della polizia avevano portato a rimandare di un mese le elezioni presidenziali, che dovrebbero tenersi a metà luglio e alla rinuncia del mediatore dell’Onu che non è riuscito a conciliare le posizioni di governo e oppositori. (Internazionale)

Malawi. Il presidente Mutharika chiede aiuti internazionali per le alluvioni.
Il Malawi ha bisogno di quasi mezzo miliardo di dollari per riparare i danni provocati dalle inondazioni devastanti che hanno ucciso 176 persone all'inizio di quest'anno.

Coltivazioni sono state devastate e le infrastrutture distrutte dalle piogge pesanti di gennaio e almeno un milione di persone è stato colpito dalla calamità naturale. "Vorrei chiedere un sostegno internazionale per questo programma di ricostruzione perché 494 milioni di dollari sono una somma enorme" ha detto il capo di Stato.

Le piogge intense cadute a gennaio e febbraio hanno causato la perdita di 200.000 capi di bestiame, distrutto 520.000 abitazioni e reso inagibili 1.000 chilometri di strade. I morti sono stati più di 170. Nella fase più acuta dell’emergenza gli sfollati erano circa 300.000.

Disastri come questi potrebbero presto ripetersi in Africa. Nel mese di febbraio, l'Organizzazione meteorologica mondiale ha avvertito che l'Africa potrebbe sperimentare ondate di calore e inondazioni mortali in futuro a causa dei cambiamenti climatici. (News 24)

Campo profughi Sud Sudan
Sud Sudan. Violenze e uccisioni di bambini nello Unity State.
Sono almeno 129 i bambini uccisi a maggio durante un'offensiva di tre settimane lanciata dal governo di Juba nello stato di Unity in Sud Sudan. Lo rende noto l'Unicef che denuncia l'orrore di bambini castrati e bambine stuprate prima di essere uccise.

Parlando a New York, il direttore esecutivo dell'Unicef Anthony Lake ha detto che i sopravvissuti hanno raccontato di bambini castrati e lasciati morire dissanguati, così come di bambine che hanno subito stupri di gruppo prima di venire uccise.

L'Unicef è tornato a denunciare anche l’arruolamento di minorenni. “Si calcola che siano 13.000 i minori costretti a partecipare a un conflitto del quale non hanno alcuna responsabilità"

È dal dicembre del 2013 che in Sud Sudan si sta consumando una guerra civile, ovvero da quando il presidente Salva Kiir ha accusato il suo ex vice Riek Machar di aver tentato un colpo di stato. (Adnkronos)

Kenya. Riaperti 13 Money Transfer chiusi in aprile.
Il presidente kenyano, Uhuru Kenyatta, ha annunciato che verranno riconsegnate le licenze a 13 agenzie di trasferimenti di denaro che erano state chiuse in aprile dopo l'attacco terroristico di Al Shabaab all'Università di Garissa in cui morirono 148 studenti. La loro riapertura avverrà una volta che la banca centrale kenyana avrà presentato delle nuove linee guida per le loro attività.

Le 13 agenzie erano comparse in una lista di 85 soggetti con collegamenti al gruppo estremista islamico somalo Al Shabaab. Il governo di Nairobi aveva deciso di chiuderle per impedire ai militanti islamici di ottenere i finanziamenti per i loro attacchi.

Le Nazioni Unite stimano che i somali all'estero inviino a casa circa 1,6 miliardi di dollari all'anno, un numero significativamente maggiore di quello degli aiuti provenienti dalle organizzazioni umanitarie. Più del 40% dei somali ricevono rimesse, la maggior parte dei quali sono utilizzati per i bisogni di base, compresi cibo, vestiti, medicine e istruzione.

Repubblica Centrafricana. Stabilito il calendario elettorale.
Il referendum costituzionale il 4 ottobre. Il primo turno delle elezioni legislative e presidenziali il 18 dello stesso mese, e un eventuale secondo turno il 22 novembre. Questa è la prima volta, da quando nel 2013 è iniziata la crisi e il conflitto civile nel paese, che le date delle elezioni vengono stabilite ufficialmente, dato che sono già state rinviate più volte. L'ultimo rinvio è stato annunciato durante il Forum nazionale di riconciliazione, le elezioni si sarebbero dovute tenere tra giugno e luglio.

A guidare il paese e l'organizzazione delle elezioni c'è un governo di transizione guidato dalla presidente ad interim Catherine Samba Panza.

Niger. 30 morti in un attacco di Boko Haram a Diffa.
I jihadisti di Boko Haram hanno attaccato due villaggi nella regione di Diffa, nel sud del Niger, uccidendo almeno trenta civili. Si tratta del secondo attacco fuori dai confini nigeriani negli ultimi giorni da parte del gruppo jihadista.

Secondo testimoni locali, i terroristi sono entrati nel villaggio di Gueskerou e hanno aperto il fuoco contro i residenti. In seguito hanno dato fuoco alle case dove si nascondevano i sopravvissuti. Il bilancio delle vittime è destinato a salire, perché diversi sopravvissuti hanno ustioni gravi.

Il 15 giugno due attentati suicidi di Boko Haram nella capitale del Ciad, N’Djamena, hanno causato la morte di 33 persone, tra civili e militari. E per questo il governo ciadiano ha preso una serie di misure di sicurezza oltre ad aver intrapreso delle indagini per catturare i responsabili. Intanto l’esercito del Ciad ha condotto raid aerei contro postazioni di Boko Haram, distruggendo sei basi dei miliziani jihadisti. (Internazionale.it)

Sierra Leone. Il lungo periodo di chiusura delle scuole per ebola ha aggravato lo sfruttamento e le violenze sui minori.
L’epidemia di ebola in Sierra Leone, e la conseguente chiusura delle scuole per evitare l’ulteriore propagarsi della malattia, hanno aggravato il fenomeno dello sfruttamento dei minori e delle violenze contro gli adolescenti.

Varie organizzazioni internazionali hanno raccolto le testimonianze di oltre 1.000 bambini nella fascia di età tra 7 e 18 anni di diversi distretti del paese, dove sono morte di ebola più di 3.500 persone.

Secondo il rapporto "Valutazione per il recupero dei minori di fronte all’ebola", divulgato da Freetown, la chiusura di scuole e centri educativi ha causato l’aumento dei casi di lavoro minorile, delle gravidanze tra le adolescenti e una maggiore esposizione al rischio di violenze nelle famiglie o nelle comunità. Particolarmente vulnerabili sono le bambine rimaste orfane a causa del virus, costrette a prostituirsi per poter sopravvivere. Le piccole vittime subiscono abusi sessuali anche quando vanno a prendere l’acqua o semplicemente si trovano a camminare per le strade.

Le scuole in Sierra sono state parzialmente riaperte in aprile, ma non i tutti i distretti. (Fides)

Europa. Pagamenti al governo eritreo per non far partire i profughi.
Presunti pagamenti all'Eritrea per non far partire i migranti. Secondo alcune fonti delle Nazioni Unite, sarebbero in corso trattative segrete tra Paesi europei ed Eritrea per impedire ai migranti di partire.

Secondo alcuni funzionari delle Nazioni Unite e di diverse organizzazioni che si occupano di diritti umani, potrebbero essere in corso trattative segrete tra l'Eritrea e alcuni Paesi dell'Unione Europea, per aumentare i controlli alle frontiere eritree al fine di diminuire il numero di migranti diretti in Europa. Il tutto in cambio di pagamenti in denaro o dell'allentamento delle sanzioni attualmente imposte all'Eritrea (per violazione dei diritti umani) - articolo completo -

domenica 21 giugno 2015

Europa. Soldi all'Eritrea per non farli partire

Presunti pagamenti all'Eritrea per non far partire i migranti. Secondo alcune fonti delle Nazioni Unite, sarebbero in corso trattative segrete tra Paesi europei ed Eritrea per impedire ai migranti di partire.

Secondo alcuni funzionari delle Nazioni Unite e di diverse organizzazioni che si occupano di diritti umani, potrebbero essere in corso trattative segrete tra l'Eritrea e alcuni Paesi dell'Unione Europea, per aumentare i controlli alle frontiere eritree al fine di diminuire il numero di migranti diretti in Europa. Il tutto in cambio di pagamenti in denaro o dell'allentamento delle sanzioni attualmente imposte all'Eritrea (per violazione dei diritti umani).

Il segretario di Stato norvegese Jøran Kellmyr si è recato in Eritrea per siglare un accordo che permetterà alla Norvegia di rimandare i rifugiati eritrei nel loro Paese. Secondo alcune fonti, anche alcuni funzionari italiani e britannici si sarebbero recati ad Asmara, capitale dell'Eritrea, per raggiungere un accordo simile.

Per dirla senza giri di parole, alcuni Paesi europei starebbero pagando l'Eritrea per far sì che impedisca ai migranti di partire. L'Eritrea viene spesso chiamata la Corea del Nord africana, a causa della natura repressiva e violenta del regime del presidente del Paese Isaias Afwerki.

Circa 200 eritrei ogni giorno lasciano il loro Paese di origine. L'Eritrea è il secondo Paese, dopo la Siria, per numero di emigrati che si dirigono verso l'Europa. I soldi che gli emigrati riescono a spedire nel loro Paese dall'estero rappresentano praticamente l'unica fonte di sostentamento per chi è rimasto in Eritrea.

Asmara, Eritrea
Secondo un report delle Nazioni Unite, pubblicato l'8 giugno, in Eritrea si è creata una vera e propria "cultura del terrore". Tra gli elementi denunciati dal report ci sono arresti indiscriminati, torture, stupri e violenze sistematiche, persecuzioni politiche ed esecuzioni. Inoltre, il servizio militare obbligatorio è stato paragonato alla schiavitù.

Solo quest'anno, il Regno Unito ha infatti respinto il 23 per cento delle richieste di asilo eritree, il dieci per cento in più di quelle che sono state respinte in tutto il 2014.

"Diversi personaggi europei di rilievo si sono recati ad Asmara, ed è chiaro che ci sia l'intenzione politica di risolvere la crisi dei migranti chiudendo le frontiere sul versante eritreo. Ma questa è una tattica molto pericolosa".

Si teme che il governo eritreo possa adottare nuovamente una politica violenta per riuscire a scongiurare le partenze degli emigranti. Già a fine 2014, infatti, i militari eritrei avevano ricevuto l'ordine di sparare a vista contro tutti coloro che si aggiravano nelle vicinanze delle frontiere.

Sia le Nazioni Unite che l'Unione Europea hanno attualmente posto in vigore un embargo sulle armi in Eritrea, e a una lista di personalità vicine al governo eritreo sono stati vietati i viaggi e bloccati i conti aperti presso banche europee.

Altri Articoli su Eritrea


21 Giugno. Benvenuta Estate

Il solstizio d'estate è fin dall'antichità stato un evento fondamentale per la storia dell'umanità. Molti luoghi, molti edifici di culto, in tutto il mondo sono stati costruiti proprio per in funzione di questo giorno.

Come Stonehenge, in Inghilterra, la cui costruzione è orientata esattamente verso il sole al solstizio d'estate, o a Nabta Playa, nel deserto del Sinai, considerato forse il più antico orologio al mondo, o ancora a Macchu Picchu, luogo sacro degli Inca, si può ancora vedere il Torreon, una pietra semicircolare incisa per osservazioni astronomiche, e l'Intihuatana, un orologio solare ricavato nella roccia.

Le stesse piramidi egizie sono disposte secondo orientamenti astronomici, stellari e solari.

Il Sole è stato fondamentale in moltissime culture del passato a cui quasi sempre viene attribuito un significato positivo e benefico.
  • Per gli eschimesi il Sole è vita, la Luna è morte.
  • In Indonesia il Sole si identifica con un uccello e con il potere del volo.
  • Tra le popolazioni africane primitive la pioggia è il seme fecondatore del dio Amma, il Sole è il creatore della Terra.
  • Per gli Inca la divinità Inti è il Sole, sovrano della Terra.
  • Per i Maya il Sole è il supremo regolatore delle attività umane, sulla base di un calendario nel quale confluiscono credenze religiose e osservazioni astronomiche per quell'epoca notevolmente precise.
  • Tra gli indiani d'America il Sole è simbolo della potenza e della provvidenza divine.
  • Presso gli Aztechi è assimilato a un giovane guerriero che muore ogni sera e ogni mattina risorge, sconfiggendo la Luna e le stelle.
  • Gli Inuit (eschimesi) ritenevano fino a poco tempo fa che il Sole durante la notte rotolasse sotto l'orizzonte verso nord e di qui diffondesse la pallida luce delle aurore boreali.
  • Tutto il culto degli antichi Egizi è dominato dal Sole, chiamato Horus o Kheper al mattino quando si leva, Ra quando è nel fulgore del mezzogiorno e Atum quando tramonta.

Fenomeni legati al Solstizio d'Estate.
  • Al di sopra del circolo polare artico è sempre giorno, mentre al Polo Sud è sempre notte.
  • Nell'area compresa tra i due tropici invece il Sole è perpendicolare a mezzogiorno mentre il giorno e la notte hanno un'identica durata.

sabato 20 giugno 2015

La pizza più lunga del mondo è italiana. Battuto il record ad Expo 2015


1596,45 metri per 5 tonnellate. Ad Expo Milano 2015 l'Italia si aggiudica il record per la pizza più lunga del mondo

La pizza più lunga del mondo è quella che questa mattina (20 giugno) era posizionata lungo il Decumano. Lorenzo Veltri, giudice del Guinness World Records, ha annunciato che a Expo Milano 2015 l'Italia ha battuto la Spagna con una margherita da record.

Contro i 1141,5 metri della pizza spagnola, quella italiana è lunga 1596,45 metri e pesa cinque tonnellate. Giuseppe Sala, Commissario Unico di Expo Milano 2015, ha ringraziato tutti quelli che hanno contribuito al successo dell'impresa che ha attirato numerosi visitatori allettati anche dall'assaggio finale.

35.000 tranci sono stati infatti distribuiti ai presenti e 300 metri di pizza è andata al Banco Alimentare di Milano che li ha destinati a sei centri di accoglienza milanesi gestiti dalle associazioni che si occupano di disagio sociale, in particolare a quelle che si stanno occupando dell’emergenza immigrazione.

"Abbiamo stracciato il record precedente grazie all'unione degli sforzi, di prodotti d’eccellenza di tante regioni italiane, di pizzaioli piacentini e napoletani. Realizzare un’operazione del genere richiede uno sforzo organizzativo straordinario e noi ce l’abbiamo fatta"

"La pizza è un simbolo del nostro Paese e dell'agroalimentare italiano, un punto di forza straordinario", ha detto il Ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina.

Pizza da record, ma anche patrimonio dell'umanità. L'occasione è stata valida anche per sensibilizzare il pubblico alla raccolta di firme per far dichiarare all'Unesco la pizza "Patrimonio immateriale dell'Umanità".

Iniziativa lanciata da Coldiretti che ha reso la giornata ancora più importante e significativa. "La pizza è spesso collegata a una festa ed è importante riconoscere che è frutto della nostra tradizione più profonda. Dentro questo, l’arte dei pizzaioli napoletani è il pezzo culturalmente più identitario della storia della pizza. È radicata nella tradizione locale, nei secoli, e da lì s’è diffusa nel pianeta. Una tradizione si può perdere perché o si perdono gli artigiani, o diviene così globalizzata che se ne smarrisce l’identità".
(Expo 2015)
Leggi anche