giovedì 16 novembre 2017

Colpo di Stato in Zimbabwe. L'anziano Mugabe agli arresti, sua moglie Grace fuggita in Namibia

Arrestato il ministro delle Finanze, è della fazione avversaria del vicepresidente. L'esercito assicura che sono presi di mira soltanto i criminali vicino al Capo dello Stato, mentre il presidente Mugabe è in salvo e la magistratura autonoma e indipendente.

Robert Mugabe, il presidente destituito, con la moglie Grace

"L'esercito dello Zimbabwe prende il potere" .. L'annuncio delle Forze armate sui media di Stato sembra avvalorare questa ipotesi. E in effetti, con l'annuncio che il presidente Robert Mugabe è sotto protezione sembra davvero che sia in corso un golpe. A dare questa lettura il Financial Times e il New York Times. L'esercito ha annunciato di avere in custodia il presidente Robert Mugabe e la moglie Grace avrebbe lasciato il Paese rifugiandosi in Namibia.

"Sono confinato in casa ma sto bene" .. Lo ha detto Mugabe in una telefonata al suo omologo sudafricano, Jacob Zuma.

"La sicurezza di Mugabe e signora è garantita", così hanno dichiarato in tv i militari. Le forze armate hanno annunciato fra l'altro che stanno proteggendo uffici governativi e strade della capitale. Oltre a sostenere che vengono presi di mira solo "criminali attorno" al capo di Stato e che una volta presi la situazione tornerà alla normalità, il messaggio letto da un portavoce si rivolge fra l'altro alla "magistratura" e afferma: "Quale braccio indipendente dello Stato siete in grado di esercitare la vostra autorità indipendente senza timore di essere ostacolati come è avvenuto con questo gruppo di individui". Agli altri servizi di sicurezza, il messaggio chiede di cooperare per il bene del paese.

"Non c'è stato alcun golpe, solo una transizione senza spargimento di sangue" scrive in un tweet il partito del presidente Robert Mugabe al governo dello Zimbabwe, Zanu-Pf. Il partito aggiunge che "persone corrotte e disoneste" sono state arrestate e che il presidente Mugabe, definito un "uomo anziano di cui la moglie si approfittava", è stato messo in custodia. "Le poche esplosioni che sono state sentite erano dovute ai disonesti che hanno resistito agli arresti, ma che sono ora detenuti", conclude il tweet.


I militari in Zimbabwe hanno arrestato il ministro delle Finanze Ignatius Chombo nell'ambito della loro dichiarata caccia a "criminali" che hanno causato sofferenze al paese: lo riferisce il sito locale dell'Huffington Post citando una fonte del governo. Chombo è un personaggio di punta della fazione "G40" (Generation 40) del partito di governo Zanu-Pf, ricorda il sito. Il gruppo, guidato dalla consorte del presidente Robert Mugabe, Grace, secondo indiscrezioni accreditate da altri media stava lavorando per impedire che salisse al potere la "Lacoste Faction", ossia i sostenitori del vicepresidente defenestrato Emmerson Mnangagwa (detto "il coccodrillo"). Il G40 voleva Grace come presidente.

L'ex vicepresidente dello Zimbabwe defenestrato la settimana scorsa e riparato all'estero, Emmerson Mnangagwa, ha elogiato l'intervento dei militari rivelando l'esistenza di una trattativa tra le forze armate e il presidente Robert Mugabe che avrebbe cercato di fermarli. "Salutiamo e applaudiamo il coraggio della nostra Zdf che, in maniera decisiva ha respinto concessioni dell'ultimo da parte di un dirigente il cui unico obbiettivo era di creare una dinastia familiare", ha scritto Mnangagwa su Twitter. "Una fase di transizione guidata dall'esercito spianerà ora la strada a un'elezione libera, corretta e democratica", ha aggiunto l'ex-Vicepresidente dello Zimbabwe.
(Ansa)

Robert Mugabe, 93 anni, era il più anziano capo di stato al mondo al potere fin dall'indipendenza dello Zimbabwe (1980). Ha governato con pugno di ferro portando il paese al fallimento economico. Mentre lui, la sua famiglia e il suo entourage viveva nel lusso più sfrenato, gran parte della popolazione è stata costretta a sopravvivere con circa 1,5 dollari al giorno.


In Zimbabwe ora comanda l'esercito
I militari dicono che è solo una "misura correttiva" e non un colpo di stato. Il presidente del Sudafrica, Jacob Zuma, questa mattina ha detto di essere riuscito a parlare brevemente con Mugabe: è nella sua abitazione ed è tenuto sotto controllo dai militari. Ha detto di stare bene. Secondo le fonti di Sky News, Grace Mugabe, la moglie del presidente, avrebbe lasciato lo Zimbabwe e poi raggiunto la Namibia.



Il presidente ha 93 anni ed è un personaggio molto controverso. Negli anni Ottanta è stato primo ministro dello Zimbabwe, poi dal 1987 ne è diventato presidente instaurando un duro regime dittatoriale. Il portavoce dell’esercito ha ribadito che l’iniziativa militare non è un colpo di stato e che lo scopo è fermare: “I crimini che stanno causando sofferenze sociali ed economiche nel paese. […] Non appena avremo compiuto la nostra missione, ci aspettiamo che la situazione torni alla normalità

Lunedì scorso il comandante dell’esercito, Costantino Chiwenga, aveva minacciato di intervenire per calmare le tensioni politiche delle ultime settimane. Il partito di Mugabe, ZANU (Zimbabwe African National Union), aveva risposto accusandolo di avere un atteggiamento sovversivo nei confronti delle istituzioni. Sembra che ora sia comunque Chiwenga ad avere il controllo della situazione. L’esercito ha l’appoggio di parte della popolazione e dell’associazione dei reduci di guerra del paese, che aveva sostenuto il vicepresidente Chris Mutsvangwa fino alla sua estromissione la scorsa settimana.

È la prima volta che l’esercito interviene in modo così diretto e incisivo nella politica dello Zimbabwe da quando è al potere Mugabe. In quasi 40 anni i militari avevano sempre sostenuto il presidente e le sue politiche, consentendogli di fatto di instaurare il regime durato finora.

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Nigeria, 4 attacchi kamikaze. 18 i morti

Almeno 18 persone, compresi gli attentatori, sono morte e 29 sono rimaste ferite in un attacco suicida effettuato da quattro diversi kamikaze, due uomini e due donne, che si sono fatti esplodere nella Nigeria nordorientale, a circa 36 chilometri da Maiduguri, principale città della regione. Le autorità hanno attribuito l'attentato al gruppo jihadista Boko Haram. Fino a questo momento non c'è stata alcuna rivendicazione.
(RaiNews)

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mercoledì 15 novembre 2017

Denuncia ONU. Disumano l'accordo UE-Italia-Libia sui migranti, violati i diritti umani

L'Alto commissario per i diritti umani Zeid Raad al-Hussein: "La sofferenza delle persone detenute in Libia è un oltraggio alla coscienza dell'umanità". Portavoce dell'Unione europea: "Chiudere i campi, situazione inaccettabile". Tajani: "Delegazione del Parlamento europeo in Libia per verificare la situazione"


Un duro attacco alla politica europea e soprattutto italiana sui migranti arriva oggi dall'Onu. L'Alto commissario per i diritti umani, il principe giordano Zeid Raad al-Hussein ha definito "disumana" la collaborazione tra Unione Europea e la Libia per la gestione dei flussi migratori dall'Africa. "La politica dell'Unione Europea di assistere la guardia costiera libica nell'intercettare e respingere i migranti nel Mediterraneo è disumana" sono le parole usate dal funzionario dell'Onu. "La sofferenza dei migranti detenuti in Libia è un oltraggio alla coscienza dell'umanità"

Non è la prima volta che l'Onu si pronuncia sul modo in cui la Libia tratta le persone che cercano di imbarcarsi verso l'Europa, denunciando soprattutto le situazioni inaccettabili in cui i migranti vengono trattenuti nel Paese nordafricano. "La comunità internazionale non può continuare a chiudere gli occhi sugli orrori inimmaginabili sopportati dai migranti in Libia e pretendere che la situazione possa progredire solo migliorando le condizioni di detenzione", L'Alto commissario ONU ha continuato definendo la situazione "catastrofica"

Solo ieri la notizia che sette migranti, usciti vivi dal Ghetto di Sabha, la più spaventosa delle prigioni dei trafficanti di uomini in Libia, stanno collaborando con la polizia e la magistratura italiana per identificare i carcerieri e aiutare gli inquirenti nella caccia al "Generale Alì", il capo dei miliziani che gestiscono la fortezza al confine del deserto. In quel luogo centinaia di migranti subiscono torture e violenze per indurli a chiedere alle famiglie soldi per la loro liberazione. Un inferno riassunto in un'unica foto entrata negli atti dell'inchiesta.

Ghetto di Sabha, prigione per migranti in Libia

La replica dell'Unione Europea
Una portavoce della Ue ha risposto all'Alto commissario Onu affermando che anche l'Unione è decisa a "chiudere i campi in Libia perché la situazione è inaccettabile e la Ue si confronta regolarmente con le autorità locali affinché usino centri che rispettino gli standard umanitari. L'Ue lavora in Libia in piena cooperazione con l'Onu esattamente perché la nostra priorità è sempre stata e continuerà ad essere quella di salvare vite, proteggere le persone e combattere i trafficanti"

La portavoce del servizio esterno dell'Unione Europea ha proseguito sostenendo che "È la Ue a finanziare Oim, Unhcr e Unicef, che hanno la capacità di lavorare in Libia per provare di affrontare le drammatiche condizioni umanitarie e aiutare a migliorare la protezione, le condizioni di vita e il rispetto dei diritti umani dei migranti e dei rifugiati in Libia. Tutte queste agenzie sono parti essenziali del sistema Onu e sono responsabili dell'esecuzione delle politiche migratorie dell'Onu. I campi di detenzione in Libia devono essere chiusi"

È poi Antonio Tajani, presidente del Parlamento europeo, ad annunciare: "Quanto abbiamo visto accadere in Libia per i rifugiati e per i profughi è assolutamente inaccettabile. Molto probabilmente, domani sarà presa la decisione ufficiale: una delegazione del Parlamento europeo si recherà in Libia per verificare la situazione". Interpellato dall'Ansa, il commissario Ue per gli affari interni e l'immigrazione, Dimitris Avramopoulos ha ribadito che "proteggere vite e assicurare un trattamento umano e dignitoso a tutti lungo le rotte migratorie resta la nostra priorità condivisa, delle Ue e dei suoi Stati membri, in particolare dell'Italia". Avramopoulos ha ricordato di aver "ribadito" al ministro degli interni libico, ieri a Berna nella riunione del Gruppo di Contatto per il Mediterraneo centrale, "la necessità di migliorare urgentemente le condizioni dei migranti in Libia"

Reportage della CNN
La "situazione inaccettabile" nei campi libici è documentata anche in un reportage esclusivo di Cnn, realizzato dopo aver ricevuto un filmato che testimonierebbe una tratta di esseri umani in Libia in tutto paragonabile a quella degli schiavi.

Nel video, oggetto della gara all'incanto sono due ragazzi, per i quali piovono offerte e rilanci. "800 dinari... 900, 1.100... venduti per 1.200 dinari (pari a 800 dollari)". Uno dei due giovani è presentato come "un ragazzone forte, adatto al lavoro nei campi"

Ricevuto il filmato, la Cnn è andata a verificare, registrando in un video shock la vendita di una dozzina di persone in pochi minuti. La troupe di Cnn ha quindi parlato con Victory, un 21enne detenuto al Treeq Migrant Detention Center di Tripoli dove gli immigrati illegali vengono rinchiusi in attesa di espulsione: il ragazzo dice di essere stato venduto all'asta come schiavo "più volte", dopo che i suoi soldi, tutti usati per cercare di arrivare in Europa, erano finiti. "Pagai (ai trafficanti) più di un milione (oltre 2.700 dollari). Mia madre è anche andata in un paio di villaggi a chiedere soldi in prestito per salvarmi la vita"


Video CNN sulla compravendita dei nuovi schiavi in Libia

I filmati della Cnn sono stati consegnati alle autorità libiche che hanno promesso un'indagine. Il tenente Naser Hazam, dell'agenzia governativa libica contro l'immigrazione illegale a Tripoli, ha dichiarato di non aver mai assistito a una vendita di schiavi ma di essere a conoscenza di gang criminali che gestiscono il traffico di esseri umani. E ritornano le parole di Mohammed Abdiker, direttore delle operazioni d'emergenza dell'Oim (Organizzazione Internazionale per le migrazioni), che in una dichiarazione dello scorso aprile dopo un viaggio in Libia, quando aveva definito la situazione "terribile... le notizie di 'mercati degli schiavi' si uniscono alla lunga lista di orrori"

Le violenze della guardia costiera libica
L'Alto commissario ha inoltre denunciato l'assistenza fornita dall'Ue e dall'Italia alla guardia costiera libica per arrestare i migranti in mare "nonostante le preoccupazioni espresse dai gruppi per i diritti umani sul loro destino"

"Gli interventi crescenti dell'Ue e dei suoi stati membri non sono stati finora indirizzati a ridurre il numero di abusi subiti dai migranti", ha spiegato Zeid. "Il nostro sistema di sorveglianza mostra infatti un rapido deterioramento della loro situazione in Libia. Osservatori dei diritti umani si sono recati a Tripoli dall'1 al 6 novembre per visitare i centri di detenzione e intervistare i migranti detenuti. Gli osservatori sono rimasti sconvolti da ciò che hanno visto: migliaia di uomini, donne e bambini emaciati e traumatizzati, ammassati l'uno sull'altro, bloccati in capannoni (...) E spogliati della loro dignità"
(La Repubblica)

Quello che invece noi vorremmo sapere dove è finita la "promessa" ONU di aprire in Libia "centri di accoglienza" gestiti direttamente dalle "onlus internazionali". Centri dove i migranti sarebbero stati identificati, valutato il loro status giuridico e la loro possibilità di ottenere "rifugio sicuro" in Europa. Centri da dove i migranti avrebbero anche potuto rientrare con sicurezza nei loro paesi di origine.

Idea giusta, ma la verità è che nel caos libico, dove la compra-vendita di "carne umana" è all'ordine del giorno e i trafficanti la fanno da padroni, nemmeno l'ONU riesce a fare qualcosa di concreto e a impedire "la nuova schiavitù"
(Maris Davis)

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martedì 14 novembre 2017

Terremoto tra Iran e Iraq. Oltre 400 le vittime, 12.000 le case distrutte

L'ultimo bilancio dell'istituto di medicina legale iraniano parla di 445 morti e 7.000 feriti.


Le operazioni di soccorso vanno avanti anche perché molti villaggi montuosi sono stati raggiunti con ritardo e continua quindi la distribuzione di tende, coperte, acqua e cibo in scatola. Un bilancio provvisorio destinato ad aggravarsi.

Il presidente iraniano Hassan Rohani ha visitato la città di Kermanshah, capoluogo della regione maggiormente colpita dal terremoto di domenica sera e, oltre a presiedere una riunione d'emergenza sull'andamento dei soccorsi, si è fermato a parlare con la gente. Secondo l'ultimo bilancio dell'istituto di medicina legale iraniano, i morti sono stati 445 morti e 7000 i feriti.

Al suo arrivo all'aeroporto 'Shahid Ashrafi' di Kermanshah, Rohani ha ringraziato la popolazione per la reazione esemplare e i Paesi che hanno offerto aiuto, e ha promesso che il governo si impegnerà nella ricostruzione e per "risolvere al più presto" i problemi. Secondo il comandante dei Pasdaran, il corpo delle guardie della rivoluzione islamica, inviato subito a Kermanshah, le operazioni di rimozione delle macerie sono già terminate. Ma le operazioni di soccorso vanno avanti anche perché molti villaggi montuosi sono stati raggiunti con ritardo e continua quindi la distribuzione di tende, coperte, acqua minerale e cibo in scatola.

Khamenei invita delegazione per stimare danni
Una delegazione, inviata dalla guida suprema iraniana l'Ayatollah Seyyed Ali Khamenei, è giunta nella provincia occidentale di Kermanshah per stimare i danni causati dal forte sisma. Compito della delegazione è anche quello di valutare l'operato dei soccorritori, stimare i danni materiali e le sofferenze della popolazione colpita, come si legge sul sito ufficiale di Khamenei. Subito dopo la tragedia, la guida suprema dell'Iran aveva chiesto ai pasdaran e ai funzionari civili di non risparmiare alcuno sforzo per aiutare le famiglie colpite dal sisma.

Pakistan offre aiuti umanitari
Il presidente del Pakistan Mamnoon Hussain e il primo ministro Shahid Khaqan Abbasi hanno espresso le loro condoglianze a nome del popolo e del governo pakistano al presidente iraniano Hassan Rohani per il devastante sisma che ha colpito la provincia occidentale di Kermanshah. Lo riporta il ministero degli Esteri pakistano in un comunicato.

Nell'ottica di assistere il governo iraniano, il presidente e il premier pakistano hanno offerto l'invio immediato di aiuti umanitari,di tende, coperte e altri beni utili ai soccorsi. "Le autorità competenti sono in contatto con la parte iraniana per garantire che siano inviati beni umanitari utili a soddisfare i bisogni della popolazione iraniana" colpita dal sisma, recita il comunicato. Anche il ministro degli Esteri pakistano Khawaja Asif ha fatto le sue condoglianze per la perdita di vite nel sisma e ha detto di pregare per una rapida guarigione dei feriti. A fargli eco il Chief Minister della provincia del Punjab, Shehbaz Sharif, che ha espresso dolore per la perdita di vite umane e per i danni materiali causati dal terremoto.

12 mila case distrutte
Secondo l'emittente Press TV, sono 12mila le case completamente distrutte dal sisma di 7.3 Richter di domenica sera, mentre 15mila quelle seriamente danneggiate. Nella regione di Kermanshah, sono stati danneggiati 1950 villaggi e 7 città. Intanto il ministro degli Esteri, Mohammed Javad Zarif, ha ringraziato per le condoglianze arrivate da ogni parte del mondo (gli ultimi due messaggi, quello di papa Francesco e quello del portavoce della Casa Bianca), ma ha dichiarato che l'Iran riesce a far fronte alla crisi da solo: "Le immagini dei danni creati dal terremoto e le vittime a Kermanshah (e in Iraq) spezzano il cuore. Siamo grati per la solidarietà globale e le offerte di assistenza. Ma per ora, possiamo gestire la situazione con le nostre risorse"

Gentiloni. Italia pronta offrire aiuto
"Terremoto Centinaia di vittime in #Iran e #Iraq Italia vicina a chi soffre e pronta a offrire aiuti ai paesi colpiti". Lo scrive su Twitter il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni.


Papa vicino a famiglie vittime
"Profondamente commosso" Papa Francesco ha inviato un telegramma di cordoglio per le vittime del terremoto. Il Pontefice, si legge nei messaggi a firma del Segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin, "esprime il suo dolore a tutti coloro che piangono la perdita dei loro cari" e "offre le sue preghiere per i defunti". Il Papa inoltre "invoca benedizioni divine di consolazione e forza" per i feriti e per quanti sono impegnati nel soccorso e nei salvataggi"
(Rai News24)

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Continua la lotta allo sfruttamento della prostituzione. Ancora arresti a Torino, Roma e Catania

Tratta di persone, immigrazione clandestina, prostituzione: nigeriana arrestata a Torino
Fermato anche un collaboratore di 17 anni che organizzava le fughe dai centri di accoglienza. La 21enne nigeriana arrestata faceva parte di un'organizzazione dedita allo sfruttamento di ragazze minorenni.


Tratta di persone e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, con le aggravanti della transnazionalità del reato e di aver agito in danno di minorenni per sfruttarne la prostituzione: sono queste le accuse per le quali è stata tratta in arresto a Torino la nigeriana Victoria Osarieme Osayuware, 21 anni, considerata la ‘madame’ di una banda internazionale dedita alla gestione di baby prostitute africane.

In manette, ma ad Agrigento, un collaboratore 17enne dell’arrestata, pure lui nigeriano. I fermi, eseguiti dalla Polizia di Stato, sono stati disposti dalla Procura Distrettuale per i minorenni di Catania sulla base delle risultanze di un’inchiesta avviata dalla testimonianza di una ragazza di 16 anni, sbarcata in Italia il 14 luglio 2017 con altri 1.422 migranti dalla nave della Guardia Costiera "Ubaldo Diciotti".

La ragazza e altre due compagne avevano lasciato la famiglia in Nigeria dopo essere stata sottoposta al rito “Ju Ju” e assumendo l’impegno di ubbidire alla donna che l’attendeva in Italia, fino al pagamento di un debito di 25.000 euro. La ‘madame’ in questione era proprio Victoria Osarieme Osayuware. Il 17enne ha organizzato la fuga dal centro di accoglienza delle giovani ed il viaggio delle stesse Catania a Roma e poi a Milano. Sul bus, però, sono intervenuti i poliziotti a salvarle. La ‘madame’, arrestata a Torino, è stata condotta in carcere, mentre il 17enne in un centro di prima accoglienza.
(Cronaca Qui Torino)

Roma-Ostia. Task force contro lo sfruttamento della prostituzione. Arrestato un italiano che sfruttava una ragazza rumena.
Negli ultimi giorni, il Gruppo Carabinieri di Ostia, nella giurisdizione di competenza ha rafforzato gli specifici servizi volti a contrastare il fenomeno della prostituzione su strada che ha assunto sempre più connotati di vero e proprio sfruttamento ai danni di giovani donne perlopiù straniere.

In tale attività, il personale della Compagnia Carabinieri Roma Cassia ha proceduto all’arresto di un pregiudicato italiano di 45 anni, per “sfruttamento della prostituzione”. L’uomo, identificato precedentemente durante un controllo alla circolazione stradale in compagnia di una ventenne ucraina conosciuta dagli stessi carabinieri come prostituta, veniva più volte pedinato dai militari i quali riuscivano a scoprire che lo stesso si recava più volte presso la solita pensilina dell’ATAC, nel quartiere di Roma Settebagni, per accompagnare la donna sul “luogo di lavoro”.

Qui, la ventenne rimaneva per tutta la notte, svolgendo la sua attività di prostituzione, supportata dall'uomo che si preoccupava di portarle acqua e cibo secondo le sue necessità. Al termine del “turno di lavoro” della donna, l’italiano transitava nuovamente per la pensilina e, dopo avere fatto salire la giovane in macchina, la riaccompagnava a casa.

Nell’area a nord della Capitale, i militari della Compagnia Carabinieri di Monterotondo e Bracciano hanno attuato controlli a tappeto nell'ambito della loro giurisdizione di competenza, specialmente sulla via Tiberina, consolare preferita delle prostitute, e sulla Traversa del Grillo. Durante tali servizi sono state identificate 53 donne rumene dedite alla prostituzione e 10 di queste sono state contravvenzionate per “atti osceni in luogo pubblico”, per gli abiti succinti indossati. Nel corso dei servizi sono state elevate anche 4 contravvenzioni ai clienti che si erano appartate con le donne, in violazione di varie ordinanze comunali emesse dai Comuni della periferia romana.
(TG24 Info News)

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lunedì 6 novembre 2017

Quelle 26 ragazze nigeriane morte, quasi certamente gettate in mare da altri migranti sul barcone

L'ipotesi è del prefetto di Salerno. Erano tutte ragazzine tra i 14 e i 17 anni, sui loro corpi i segni di violenze. Sarebbero state gettate in mare dagli altri migranti nel momento in cui il barcone si è trovato in difficoltà.

La nave spagnola "Cantabria" in attesa di sbarcare i profughi a Salerno

Sulla nave spagnola "Cantabria" quasi 400 persone e i cadaveri di chi non ce l'ha fatta. Il prefetto: "Una tragedia dell'umanità"

Ennesimo sbarco di migranti a Salerno, ma stavolta a bordo della nave spagnola Cantabria anche 26 cadaveri di giovani donne nigeriane, morte durante la traversata su un gommone. "Una tragedia dell'umanità - dice il prefetto di Salerno, Salvatore Malfi - credo che la procura si attiverà da subito per valutare se possa trattarsi di altrettanti omicidi". Sulla nave viaggiano 375 migranti (259 maschi, 116 donne, nove delle quali in avanzato stato di gravidanza). Il PM Masini è salito a bordo con i medici legali per valutare se effettuare autopsie sui cadaveri.

"Salerno si prepara con uno spirito diverso rispetto agli altri sbarchi. Abbiamo già avuto altri morti ma su questa nave sarà tutto più complicato, anche come impatto morale. Siamo ancor di più in stretta collaborazione con la procura della Repubblica perché i 26 corpi potrebbero essere 26 omicidi. Quello che va fatto, per esigenze di giustizia, andrà fatto. Credo che già stamattina il procuratore Masini valuterà se ci siano i presupposti per un'ipotesi di omicidio. Bisogna vedere se si trova qualche soggetto su cui concentrare l'attenzione o se si procederà contro ignoti. Che qualcuno abbia fatto morire queste donne e non sia stato un fulmine arrivato dal cielo è una cosa ovvia"

La prima ipotesi sulla causa del decesso è l'annegamento, anche se le autorità avvertono che è ancora troppo presto per esserne certi. Le donne decedute, di nazionalità quasi certamente nigeriana, sembra fossero a bordo di un gommone dove vi erano anche uomini. Il barcone è affondato e le donne purtroppo hanno avuto la peggio, in quanto soggetti più deboli.

Le prime testimonianze di donne "sopravvissute" parlano di stupri subiti in Libia fino a poco tempo prima dell'imbarco. È quasi certo che le ragazze nigeriane morte fossero vittime di tratta, e per la mafia nigeriana che opera in Italia la "perdita" di 26 donne è solo un piccolo "danno collaterale"

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