lunedì 2 ottobre 2017

Ferrara. Convegno su Boko Haram e la guerra dimenticata della Nigeria

Il tavolo dei relatori

All'incontro hanno partecipato lo scrittore tedesco Wolfgang Bauer, Natalie Roberts di Medici senza frontiere e Issa Saibou dell’Università del Camerun che hanno potuto vedere con i loro occhi la situazione creata da questa guerra che, al contrario di quanto sostiene il governo nigeriano, continua ancora.

Due milioni e settecento mila profughi interni e tra i venti e i cinquanta mila morti dal 2014: questi i numeri della situazione che sta vivendo il nord della Nigeria a causa del movimento jihadista di matrice islamica Boko Haram, un termine che significa ‘l’istruzione occidentale è proibita

Boko Haram in due minuti (Video 2015)


Come hanno spiegato i relatori presenti al convegno di Ferrara, nel movimento terroristico di Boko Haram è molto importante l’aspetto religioso ma anche un antico passato di tribù che avevano costruito grandi imperi, poi sopraffatti dagli occidentali.

Queste tribù hanno reagito rifiutando ogni influenza occidentale, anche i flussi commerciali, e questo spiega perché il Nord del paese non si sia sviluppato come il sud. Vi è poi stato il tentativo di fare leva sulla vecchia gloria delle tribù e lo scopo dei membri di Boko Haram è esortare i giovani ad unirsi a loro per guadagnare la libertà che non hanno.

Lo scrittore tedesco Bauer ha potuto intervistare alcune ragazze rapite da Boko Haram, su cui ha scritto il libro ‘Ragazze rapite’. Il ricordo più forte che il giornalista ha di ciò che ha visto è: “Una giovane donna che era riuscita a scappare dalla prigionia nella foresta e portava con sé un bambino neonato che aveva avuto da un combattente che era stata obbligata a sposare. Mi raccontò che molti le avevano consigliato di uccidere il suo bambino perché era un figlio di Boko Haram e temevano addirittura che da grande sarebbe entrato nel movimento. Lei non ce l’aveva fatta ad ucciderlo ma il distacco emotivo da suo figlio era tale che mi disse che sarebbe stato meglio averlo ucciso

Il problema più grave, come racconta Issa Saibou dell'Università del Camerun, è che c’è la tendenza è quella di vedere queste ragazze rapite dai terroristi non come vittime, ma come una minaccia, visto che spesso dopo che i miliziani hanno fatto loro il lavaggio del cervello sono usate come armi umane (kamikaze).

Addirittura, visto la grande credenza religiosa, si pensa che siano portatrici di demoni, per questo una volta fuggite dalla prigionia per loro è immensamente difficile tornare ad una vita normale. Come ha riportato la Saibou molti fonti locali hanno confermato che la tendenza di Boko Haram quando arriva in un villaggio è di uccidere gli uomini e tenere prigioniere le donne allo scopo di creare una nuova generazione di ‘adepti’ del movimento.

Ci sono problemi anche ad intervenire in queste situazioni, come ha spiegato Natalie Roberts di Medici senza frontiere: “In molte aree il governo nigeriano ci vieta l’accesso, perché è pericoloso, ma temiamo anche che il Governo non voglia che si sappiano le vere condizioni di queste popolazioni



Ci sono diversi motivi per cui un individuo decide di unirsi a Boko Haram: senso di appartenenza, fratellanza, identità. Sono simili ai motivi per cui i ragazzi entrano nelle gang

La psicologa Fatima Akilu ha creato con la Neem Foundation il primo programma di deradicalizzazione in Nigeria, per contrastare l’indottrinamento estremista e aiutare le vittime e gli ex miliziani del gruppo integralista Boko Haram.





Articolo a cura di
Maris Davis

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